17 novembre 2014

20 luglio 2014

Gloom




Ma è anche possibile che quando non si è per nulla motivati, le montagne si spostino dal sole. Basta sedersi dall'altra parte del terrazzo, a casa mia, per esempio. Garantisco. 

Intanto mi sdraio e leggo. Non sopporto altri schiamazzi motivazionali che affittano il fegato; non ho più il coraggio per certe età. E viceversa, cerco il digestivo. Tuona.

Poi un raggio di sole comincia a scaldare. E dove prima le montagne si facevano amare, adesso che ho tutto per loro ma non brillo, assaporo chinino e un amaro declinare...

7 luglio 2014

Relax

“Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare nemmeno un giorno della tua vita” [Confucio]

ovvero: "no choise, no chore"

Meglio essere protagonisti della propria tragedia che spettatori della propria vita [Oscar Wilde]

ovvero: "no choise, no chanche"

Faccio sempre ciò che non so fare, per imparare come va fatto[Vincent Van Gogh]

ovvero: "change your choise"

4 luglio 2014

minchia signor tenente...

Attore, comico, cantante, romanziere, pittore...
Da un'intervista di tre anni fa.


Lo sport è una metafora?
"Dell'esistenza. È la guerra senza morti, feriti o bombardamenti. Una lotta senza lutti, in cui vince o dovrebbe farlo chi è più preparato. A volte non succede perché la vita non è un'equazione".


E cosa serve nella vita?
"Raggiunta la statura per guardarmi allo specchio del bagno, ho capito che sulla bellezza non potevo contare. Della mia intelligenza dubito, ma alla curiosità non ho mai rinunciato".

Il segreto del successo?
"La gente ha olfatto. Smaschera i bluff, le operazioni a tavolino, i volumi creati in laboratorio per trasformarsi in caso editoriale. Io scrivo ciò che sento, mi diverto e lavoro senza avere l'impressione di farlo. Se ci pensa, un vero privilegio".

Come nasce un bestseller?
"I miei hanno visto la luce qui, davanti al mare. Sveglia alle otto, colazione, salvifici ciondolii senza costrutto e poi, via, al computer. È un percorso lungo. Dura almeno sei mesi, ma non mi lamento. Se penso che faccio lo stesso mestiere di Hemingway e Vargas Llosa, mi sento mancare".

Dopo la malattia il tempo è più importante?
"Per un istante ho creduto che il tempo fosse finito. La malattia ha aspetti truffaldini e nessuno ti viene ad avvertire. Arriva e basta. Uno ti batte sulla spalla: "È ora di andare. Subito". Rischiare l'esistenza mi ha cambiato la prospettiva. Ho imparato a non rimandare. Faccio solo quello che mi convince. Nei limiti di una ragionevole umanità, credo di essere coerente".

Per Prezzolini era la virtù degli imbecilli.
"Secondo me non è una virtù, ma una caratteristica. Coerenza non significa immutabilità. Tutti cambiamo e, all'improvviso, non siamo più gli stessi. Io sono corretto, dico le cose in faccia e mi rifaccio a un antico proverbio veneto: "La minestra ti sarà servita con lo stesso mestolo con cui l'hai servita tu"".

Cova rancori?
"Pochi, ma ci sono cose che non riesco a perdonare. Umiliazioni gratuite, persone che hanno colpito con perizia quando ero più debole e incapace di reagire. Non dimentico e non stimo i vigliacchi".

Ascendenze familiari?
"Sono cresciuto in una casa modesta, ma uno nasce dove indica il destino. Cinquanta chilometri in là e avrei potuto chiamarmi Agnelli, invece sono, senza rimpianti, figlio di Carlo Faletti. Mio padre era ambulante, mia madre sarta. Vivevano in periferia, quando raggiungevano il centro dicevano seri: "Andiamo ad Asti"".

I suoi la sostennero?

"Non avevano gli strumenti. Papà era meticoloso. Sognava di entrare in banca come fattorino, ma a causa di uno zio disertore nella Grande Guerra, un'onta incancellabile, non ce la fece mai. Mamma almeno ebbe la ventura di seguire il mio percorso. Ho voluto bene a entrambi, di quell'affetto che non ha bisogno di dimostrazioni".

Infanzia difficile?
"Felice. Colorata. Fantasiosa. Se uscivo dalla porta principale avevo il viale, sul retro si spalancava il Far West. La pianura, il ponte, la ferrovia, la libertà. La sera, in cortile, i grandi tornati dal lavoro giocavano con i più piccoli a Pallapugno. Nessuno aveva niente e ogni cosa era pulita, vivace, meravigliosamente semplice".

Imparò a leggere allora?
"Mio nonno aveva un magazzino. Come molti altri, nell'Italia del dopoguerra, si arrangiava. Comprava, rivendeva, ammassava senza requie i materiali più vari. Un giorno scaricò alcuni scatoloni di libri. La mia educazione alla lettura sbocciò nella sua cantina. Ho letto dei classici a un'età in cui di solito si leggono i fumetti. Ricordo "Per chi suona la campana" e un capolavoro dell'umorismo, "Tre uomini in barca". Per capire certi meccanismi comici, la lezione di Jerome è stata fondamentale".

Poi si laureò.
"In Giurisprudenza, per far felice papà. Tuttavia, più che il pezzo di carta potè il mio primo mentore, il dottor Villavecchia. Mi assoldò per una rivisitazione di Giulietta e Romeo. Andò benissimo: "Potresti persino fare l'attore". Gli diedi retta".

La rallegra il consenso?
Non amo le persone che si esibiscono ma stravedo per quelle che una volta arrivate in cima, rimangono uguali al giorno prima".

All'Elba è possibile?
"Si è guardato intorno? Che io sia scrittore o contadino, alla gente del posto importa zero. Se avessi desiderato altro, oggi sarei a Formentera".

Invece vive qui.
"Otto mesi l'anno. Avevo un bilocale, venivo di rado. Un giorno persi il traghetto e partii da Piombino che era quasi l'alba. Sbarcai qui alle sei di mattina, con l'acqua piatta e la prima luce. Odori e sensazioni che da ragazzo provavo in Liguria, alle feste dell'Unità, quando la politica era secondaria e un calamaro fritto sembrava il Santo Graal. Pochi anni dopo vidi il sole incendiare il mare al tramonto e decisi di trasferirmi qui".

Se le danno del pessimo scrittore?

"Mi rimane la libertà di pensare che esistano anche pessimi critici".

27 giugno 2014

Sitcom

In questo periodo sto girando su ambientazioni fisse. Immobili comici episodi. Addio allenamenti...
Questa setticemia da invasione cerebrale di microrganismi fancazzogeni è l'arma letale che potrebbe aprire le porte di un paradiso; una morte di runner per una nuova vita di dreamer, o solamente un soft drink per quell'ubriaco che mi abita, da mezzo mese, sottocute. Inizio neh? Nah, no. Zzz...



19 giugno 2014

hooligan

Nessun Ulisse. Nessuna eclisse. Solo un ricambio di flora batterica, una nuova idea. Intestinale, inospitale, influenzale. Uno stop tanto fisico quanto mentale.

Ho così scoperto la vastità della mucosa dell'intestino: duecento metri quadrati; ed anche la vastità delle famiglie batteriche che lo colonizzano: quattrocento specie emigrate da ogni parte del mondo; e poi i clandestini: miceti, clostridi e virus che in condizioni di equilibrio non esercitano effetti patogeni, ma se storditi da ubriacature alimentari sono peggio degli hooligans...

Rinasco ora con il bimixin e cambio sponsor, salomon(icamente) trasformato dalle Lorentziane coordinate della scienza e della coscienza. 
Sarà relativismo o solo pessimismo?




10 giugno 2014

Scaling


Se tutto va bene sono fermo a metà strada. How do I do it? (gratto e vinco un ultratrail?)

Oggi un ciclopico anticiclone subtropicale raggira ogni forma di lucidità mentale. Allentarsi? Allenarsi? Arsi? Sì, ha l'occhio deformato e proietta pensieri assolati che la gravità ripiega quanto basta per deprimermi. 

Speriamo in qualche Ulisse. In una nuova eclisse. O di cambiare idea.

1 giugno 2014

Salire

Stavo pensando alla paura. Quella che mi fece provare il corpo durante l'ammutinamento di arti e di fibre muscolari che scatenò l'insurrezione del 22 settembre, anche nota come Ultra Trail di Oulx. Intorno al quarantesimo chilometro apparvero la frenesia, l'euforia, la follia e la crampitudine, opposto altrettanto mistico della beatitudine.

Senza preparazione, come sotto esame, si riesce a dare il meglio del peggio di sé. Che non è il peggio del meglio, sia chiaro. Ci si lamenta, ci si contorce, si impreca, s'invoca. Si saltano le logiche ed i passaggi. Le conclusioni sono umilianti nella migliore delle ipotesi, quando l'autocritica prevale sulla critica altrui. E l'impreparazione atletica non è più tollerabile a se stessi.

Ecco perché quest'anno ho iniziato a meditare la corsa in montagna. Prima con le natiche ben sprofondate sul divano e poi, quando le nevi hanno abbandonato le erbe pedemontane, con le stesse a sobbalzare sul sentiero. Una, due e tre corse ben studiate con scientifica consapevolezza del tempo e dello spazio. Micro mappature mentali per la programmazione di una vera impresa.

La tre Rifugi della Val Pellice sta bussando. Insistentemente. Mi sveglia, bisbiglia dietro una porta appena socchiusa. E così giro e rigiro intorno all'idea che il 13 luglio potrebbe essere un bel giorno per... salire.

Altimetria Trail:  54,1 km / 3800 m D+

30 maggio 2014

Leo se la rideva

«Sono un uomo inquieto uscito da una famiglia quietissima» scriveva Leo (Longanesi). Intellettuale anticonformista, giornalista, pittore, disegnatore, editore e aforista. 

Era amico di Ennio (Flaiano). Precoce. A soli vent'anni fondava già un suo giornale, L'Italiano, un settimanale di cultura artistico-letteraria che si caratterizza per una presa di posizione nettamente contraria all'esistenza di un'arte fascista: «Questa rivista non ha mai stampato le parole stirpe, era, cesarea, augustea... Dio ci scampi e liberi dagli archi di trionfo e dai fasci coi festoni... Uno stile non s’inventa dalla sera alla mattina. Lo stile fascista non deve esistere. Il nostro stile è quello italiano che è sempre esistito. Oggi occorre metterlo in luce». Siamo nel 1926. 

Un anno dopo iniziava anche l'attività di editore. Si divertiva alle spalle del fascismo e ne cavalcò per anni la ritualità, scrivendo memorabili slogan. Poi spiegava che «i regimi totalitari non consentono la battuta di spirito ma hanno il merito, involontario, di suscitarla. Nelle grandi pause liberali, lo spirito, il gusto del comico, l’ironia languono. La satira è tanto più efficace quanto più è rivolta contro regimi intolleranti»

Dopo la guerra, Longanesi incarna una nuova dimensione dell'editore: l'«editore protagonista», una figura che era insieme amministratore, cacciatore di talenti, uomo di pubbliche relazioni, direttore artistico e revisore di bozze. E il primo successo di vendite arriva subito, nel 1947 con Tempo di uccidere di Ennio Flaiano, che vinse la prima edizione del Premio Strega. Un altro successo di vendite fu, l'anno seguente, l'opera prima di Giuseppe Berto, Il cielo è rosso.

***

Non resisto e rido al solo pensiero della faccia di Leo che legge i pizzini di Ennio. E di Ennio che ride sotto i baffi per quelli di Leo. E magari si suggerivano davanti al caffè. Stile Paolo e Luca (bizzarri) in un'epoca meno evoluta, per le comunicazioni.

Qualche freddura la copio qui, tanto per ricordarmene in qualche afoso pomeriggio d'estate.
  • Fanfare, bandiere, parate. Uno stupido è uno stupido. Due stupidi sono due stupidi. Diecimila stupidi sono una forza storica.
  • Non bisogna appoggiarsi troppo ai princìpi, perché poi si piegano.
  • L'italiano non lavora, fatica. Buoni a nulla, ma capaci di tutto.
  • Soltanto sotto una dittatura riesco a credere nella democrazia. 
  • Tutto quello che non so, l'ho imparato a scuola.
  • La libertà tende all'obesità. 
  • Non si ha idea delle idee della gente senza idee.
  • Sotto ogni italiano si nasconde un Cagliostro e un San Francesco. 
  • Il popolo italiano è sempre in buona fede. 
  • Gli ideali che nascono dal pane, fanno perdere il pane. 
  • Non capisce, ma non capisce con grande autorità e competenza.
  • Creda a me: non creda a nulla.
  • Un uomo che legge ne vale due.
L.L.

29 maggio 2014

Ennio scriveva

"Perché scrivo? Confesso di non saperlo, di non averne la minima idea e anche la domanda è insieme buffa e sconvolgente" scriveva Ennio Flaiano.

Lunatico, irriverente, arcimboldo antidemagogico, antiprogressista, anti marxista e anti borghese, personalità assolutamente originale che non può essere archiviata in nessun'area o appartenenza letteraria.

Flaiano sceneggiatore, scrittore, giornalista, umorista, critico cinematografico e drammaturgo. Creava continuamente aforismi ed epigrammi. Fu il primo vincitore del Premio Strega, nel 1947. Per molti, un non-poeta; uno scrittore di pseudo poesie e di non-romanzi (o meglio di romanzi mancati).

Nell’Almanacco del Pesce d’Oro 1960 impartiva questi consigli "ad un giovane analfabeta che vuol darsi alla letteratura attratto dal numero di premi letterari".

Chi apre il periodo, lo chiuda.
È pericoloso sporgersi dal capitolo.
Cedete il condizionale alle persone anziane, alle donne e agli invalidi.
Lasciate l’avverbio dove vorreste trovarlo.
Chi tocca l’apostrofo muore.
Abolito l’articolo, non si accettano reclami.
La persona educata non sputa sul componimento.
Non usare l’esclamativo dopo le 22.
Non si risponde degli aggettivi incustoditi.
Per gli anacoluti, servirsi del cestino.
Tenere i soggetti al guinzaglio.
Non calpestare le metafore.
I punti di sospensione si pagano a parte.
Non usare le sdrucciole se la strada è bagnata.
Per le rime rivolgersi al portiere.
L’uso del dialetto è vietato ai minori di 16 anni.
È vietato servirsi del sonetto durante le fermate.
È vietato aprire le parentesi durante la corsa.
Nulla è dovuto al poeta per il recapito.

Divertente, come sempre, fino alle parentesi da tener chiuse nella corsa, dov'è necessario essere essenziali per avvicinare il proprio limite vitale. Parole misurate per gambe fuori misura.

All'ultima riga si fa serio: nulla è dovuto al poeta per il recapito, per la consegna. Perché la vera poesia è quella gratuita. Come la gentilezza, come un'offerta. L'altro recapito, ovvero quel documento che attesta il pagamento di un'imposta (vedere il dizionario), si materializza nella testa di chi non ha capito. Il recapito, appunto, diventa un dazio che si paga a se stessi. E non è detto che prima o poi ci si arricchisca comunque!


 

28 maggio 2014

Ennio sosteneva

Quand'era giovane, Ennio sosteneva che il contrario di una verità fosse sicuramente un errore e il contrario di un errore fosse una verità. Invecchiando, capì che una verità può avere per contrario un'altra verità e l'errore un altro errore.

L'uomo non deve correre per cento chilometri se vuole continuare a vivere, sostenevo quand'ero giovane. E pensavo che tale verità valesse anche per quei pochi uomini costretti alla sfida da aberrazioni genetiche primordiali. Invecchiando, capii che quella verità aveva per contrario un'altra verità: l'uomo "deve" correre i suoi cento chilometri se non vuole morire. E' una semplice questione d'immortalità. Certo, dell'anima...

Lavorare mantiene giovani, sostenevo quand'ero appunto giovane. E gli altri pensavano che tale falsità si ripetesse in pochi uomini costretti alla sfiga da sequenze nobiliari o spirituali o dannatamente militari. Invecchiando, capii che quell'errore di pensiero aveva per contrario un altro errore: che lavorare invecchia. E' una semplice questione d'immoralità. Certo, del corpo...

(P.S.: Tra l'immortalità di un'anima religiosamente immutabile e l'immoralità di un corpo che muta inaccettabilmente laborioso c'è troppa fantasia, vera o falsa che sia la filosofia).  

***

E poi, Ennio sosteneva che l'italiano, nella sua qualità di personaggio comico, era un tentativo della natura di smitizzare se stessa. Il Polo Nord, per esempio, è abbastanza serio preso in sé; un italiano al Polo Nord aggiunge subito qualcosa di comico che prima non c'era. Ma quanti grilli aveva per la testa il grande Ennio!

100 km

21 maggio 2014

Cose vere (1)

Accetta l'accetta, lascia l'ascia, trascura la scure. Lo sapevi che...   

Le formiche si stiracchiano al mattino quando si svegliano!

Cervantes e Shakespeare, considerati i maggiori esponenti della letteratura spagnola ed inglese rispettivamente, morirono nello stesso giorno, il 23 aprile 1616.

Una giraffa può pulire le proprie orecchie con la lingua.

Se in una statua equestre il cavallo ha due zampe alzate, significa che il cavaliere morì in combattimento. Se il cavallo ha una delle zampe anteriori alzata, il cavaliere morì per le ferite riportate in battaglia. Se le quattro zampe dell'animale sono appoggiate, il cavaliere morì per cause naturali.

Milioni di alberi nel mondo vengono piantati per caso da scoiattoli che sotterrano le loro noci e non si ricordano dove.

Il maiale è l'unico animale oltre all'uomo che si scotta con il sole!

Per legge, le strade interstatali degli Stati Uniti hanno almeno un miglio rettilineo ogni cique. Questi rettilinei possono essere utili come piste di atterraggio in casi di emergenza o in guerra.

I delfini dormono con un occhio aperto!

Il nome "Jeep" deriva dall'abbreviazione, in uso nell'esercito americano, dell'espressione "General Purpose", ovvero "GP".

Un terzo di tutto il gelato venduto nel mondo è alla vaniglia!

Nel Pentagono esiste un numero di toilette doppio rispetto a quello effettivamente necessario. Il fatto è che, in origine, in ogni settore era previsto un bagno per i bianchi ed uno per i neri.

Le unghie della mano crescono mediamente quattro volte più in fretta di quelle del piede.

L'occhio dello struzzo è più grande del suo cervello!

I destri vivono mediamente nove anni più dei mancini.

La "J" è l'unica lettera che non appare sulla tabella degli elementi chimici.

Il "qua, qua" delle oche non dà eco e non si sa perché!

Il 666 tanto associato al diavolo deriva dai romani che usavano il numero DCLXVI come un numero particolare (come il nostro 654321).

Moltiplicando 111.111.111 x 111.111.111 si ottiene 12.345.678.987.654.321!!

Peggy Le Mons, studiosa del National Center for Atmospheric Research del Colorado, ha calcolato quanto pesano le nuvole utilizzando come unità di misura gli elefanti: una nuvola di piccole dimensione pesa 550 tonnellate, circa 100 elefanti; le nuvole di un temporale corrispondono a 200 mila pachidermi; 40 milioni nel caso di un uragano!

É impossibile starnutire con gli occhi aperti!!!


Nei conventi, durante la lettura delle sacre scritture, quando ci si riferiva a San Giuseppe (in spagnolo, José) si diceva "Pater Putatibus", abbreviato in P.P., ecco perché il più comune diminutivo di José è Pepe!

Lo scarafaggio può vivere nove giorni anche se privato della testa, dopodiché muore di fame.

Nel Vangelo di San Matteo si legge "É più facile che un cammello passi dalla cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei Cieli". In realtà San Geronimo, che tradusse dal greco al latino il testo, interpretò la parola "kamelos" come "cammello", mentre l'esatto significato è "grossa fune utilizzata per l'attracco delle navi". Il senso della frase resta sostanzialmente lo stesso, ma acquista molta più coerenza.

Gli elefanti sono gli unici animali che non possono saltare (la natura è saggia)!

Secnodo un pfrosseore dlel'Unviesrità di Cmabrdige, non imorpta in che oridne apapaino le letetre in una paolra, l'uinca csoa imnorptate e' che la pimra e la ulimta letetra sinao nel ptoso gituso. Il riustlato puo' serbmare mloto cnofsuo e noonstatne ttuto si puo' legerge sezna mloti prleobmi. Qesuto si dvee al ftato che la mtene uanma non lgege ongi ltetera una ad una, ma la paolra nel suo isineme. Cuorsio, no?

La canzone più cantata al mondo è Happy birthday to you. Nata nel 1893, si chiamava "Good morning to all".

L'International water management Institute di Stoccolma ha pubblicato una interessante statistica: per coltivare 1 kg di pomodori servono 180 litri di acqua. 140 per 1 kg di cipolle, 1790 per il frumento e 2380 per il riso. Per produrre invece 1 kg di carne di manzo servono 9680 litri di acqua, 3689 per 1 kg di maiale. In conclusione, il rapporto tra il consumo di acqua tra un carnivoro e un vegetariano sarebbe di 5000 a 1200 litri!


Sara e Iago

18 maggio 2014

Mo' mello (ricordo)

Germagnano (To) - Trofeo Monte Momello - 10km
Organizzazione: Walking for Wellness Italia (TO248)
18 maggio 2014 - Corsa in montagna, naturally.

Avevo giusto pensato di rilassarmi per dimenticare le ansie condensate come nuvole durante lo show di Beppe Grillo, ieri in piazza Castello a Torino... 

Mi son detto: ritrovare il sole è facile, basta cercare in qualunque calendario delle corse in montagna. Ci sono raggi dappertutto e abbaglianti per chi ha gli occhi aperti. Occhi verdi, naturally, o marroni o azzurri. L'importante è immaginare dietro poche parole grandi imprese.

A Germagnano mi invita Paolo che è sempre entusiasta di scoprire i limiti di elasticità della propria fatica. Una certa tensione di snervamento mi assale solo dopo essere partiti, alle 9:30, da questo sconosciuto paesino a pochi chilometri da Lanzo.

L'organizzazione è minimal, per non dire carente. Su internet non è presente nessuna indicazione di percorso o altimetria. Dovrebbero esserci meno di 500 metri di dislivello positivo, e allora penso che non ci sia alcun tipo di difficoltà. E invece...

I pochi nuovi del circuito non sanno che dopo i primi cinquecento metri si abbandona la strada per inerpicarsi su per il Momello (774 metri). E così nasce una corsa in salita senza senso per cinquecento metri, per accaparrarsi il miglior posto nella lunga fila indiana dello strettissimo sentiero che sale per un paio di chilometri. 

Dopo lo sparo, quindi, io e Paolo ci chiediamo se stiamo sognando o abbiamo inghiottito pietre pesanti... vedendo quel centinaio di runner correre come forsennati davanti a noi. Mi giro un attimo. Rimangono una decina di "nonnetti" subito dietro, poi il vuoto. Sorrido e dico a Paolo di stare tranquillo che tanto li riprendiamo tutti questi inesperti... 

Invece dopo poco siamo fermi. Immobili per decine di secondi in attesa che la fila indiana si sciolga. Questa è, signori miei, una vera cazzata all'italiana. Come fai a mettere in una gara Fidal una strettoia del genere alla partenza, senza avvisare almeno con il microfono prima del via... 

Inizia dunque la ricerca dell'elasticità mentale. La tua, ma anche quella altrui. E invece scopro che c'è chi non ti vuole proprio far passare e si mette sul sentiero con lo spirito dei giochi senza frontiere. Vorrebbe eliminarti e gettarti giù per il dirupo. Alla fine mi snervo e dopo aver perso due minuti buoni nella processione con la mia candelina accesa m'incazzo. Urlo a quello davanti che se non si sposta lo asfalto. E così procedo, molto sportivamente, per cinque o sei volte. Consumo anche energia psichica, nei sorpassi. Mi rattristo perché vorrei insultare di più ma non posso. Alla fine della salita sono sicuro di non essermi neppure goduto il paesaggio... 

Ma che succede?! Non è questo lo spirito giusto... Eppure ora si respira! 

E' tutta colpa di Grillo e delle sue urla. Mi sembra di correre per scappare dalla mia natura. E da quella dei più lenti di me. Che siano anche disonesti? Intanto si corricchia su falsopiani erbosi, mentre il sentiero continua a rimanere insidiosamente stretto ed il terriccio friabile, a volte ricoperto di fogliame scivoloso sotto cui emergono infami pietre trasversali, come minuscoli asparagi di Rommel a massacrare le dita dei piedi... Uno sbarco più che una tranquilla discesa...

Sarà perché uso le vecchie scarpette lisce del podista dove non dovrei?

Sarà che ho voglia di recuperare posizioni e di sentire i pelucci d'erba strappati dai denti... che mi gioco a dadoni la rincorsa nella discesa, senza troppo risparmiarmi... Gioia pura... Addio tormentone one one... Ma le pietre non mollano di sgambettare. C'è chi cade rovinosamente, davanti e dietro. Anche Paolo rimane vittima di questi concentrati metamorfici di milioni d'anni di storia, ora sul nostro sentiero... E così si ferisce una caviglia e si sbuccia un po' dappertutto...


Con Daniele (il tosto)
Anch'io... alla fine mi sono giocato un dito del piede. L'ho schiacciato in qualche infame fessura prima dell'arrivo. Ora zoppico, e mi lamento. Una tranquilla domenica da dimenticare?
Con  Paolo (sconvolto all'arrivo)

No... una bellissima domenica da ricordare con tutto l'entusiasmo che ho :-) ...

Viva la montagna!











P.S.: Per la cronaca, il mio tempo finale è di 59 minuti esatti. Non male, viste le circostanze... 

11 maggio 2014

La libertà

Cercavamo la rupicapra e abbiamo trovato il capreolus...

Sul sentiero dei camosci, alla partenza della corsa in montagna s'è presentato un capriolo. Spaventato per la presenza di troppi umani (di natura cacciatori), s'è infilato in un canale rischiando di morire, incastrato sotto un ponticello e trascinato dalla corrente. Cercava la sua libertà, ma la stava perdendo. Per sua fortuna, tra gli atleti c'erano anche gli angeli. E in pochi istanti, con molto coraggio, qualcuno è riuscito ad afferrare il capriolo, sfinito dopo una lunga lotta passata a saltare controcorrente sul pelo dell'acqua. Un attimo di smarrimento e poi un'altra corsa disperata. E ancora un errore: impaurito ed annebbiato, è finito intrappolato tra due sbarre di una grande cancellata. E ancora il team degli angeli a seguirlo, e questa volta immobilizzarlo e trasportarlo in luogo sicuro. E poi liberarlo. Oscar è uno di loro. Un angelo in maglietta rossa.


Il capriolo smarrito


Inizia così, con un atto di liberazione e una libertà ritrovata, la nuova salita. 


video

Ore 9: partenza. Siamo oltre cento. Ci sono volti che parlano di vissuti e di pietre della Val Pellice e dintorni. Ma anche tanti giovani. E questo è ciò che conta.



Il tracciato

L'altimetria

Parto dalle retrovie e attacco la salita iniziale con tranquillità, rimontando le andature e le smorfie multicolori; leggo le magliette, le vedo diverse dal solito. Oggi sono un portabandiera della Podistica Torino in una valle di specialisti del running con dislivello. 

Questa volta sono preparato. Potenziato nelle salite e pronto alla sfida. I primi sei chilometri sono vissuti con la libertà del capriolo. Qualche volta in trappola, per alcuni secondi; poi il cuore in fuga viene ripreso per l'aorta e riportato sul sentiero. Non ho smesso un attimo d'inseguire la fila indiana; prima nel bosco, poi sul prato e infine nella prima discesa. Fantastico, sono già a quota 1425 metri e nessun segno di fatica ai polpacci, i miei punti deboli. Arrivo in 53' esatti. Un minuto prima dell'obiettivo che avevo calcolato a tavolino.

Ora inizia un lungo tragitto panoramico. Sono in qualche modo distratto. Non ho l'abitudine di scendere così rapidamente. Eppure devo. Mi pesano gli anni, lo sento. Non volo più come sapevo fare un tempo. Me la cavo grazie ai quadricipiti, in frenate continue. Poi incontro la prima concorrente femminile, in discesa molto prudente. La passo decisamente.

Ad un certo punto perdo l'equilibrio e mi accascio sull'erba, per fortuna indenne. 
In fondo, raggiungo il massimo della velocità. Canticchio Antonacci e passo il traguardo saltellando come nel suo video. In fondo, ho diviso cuore e mente. E dissolto la montagna, in libertà. Il tempo finale è 1:29:05. Come una mezza maratona, più o meno. 

All'arrivo
P.S. Il primo assoluto è stato il campione Paolo Bert, nel tempo record di 1:04:55

7 maggio 2014

Il sentiero

Un po' per continuare a giocare, un po' per mantenermi in quota, un po' per confrontarmi su nuove ragioni... riprovo la corsa in montagna. 

Domenica si seguirà la rupicapra, nella cornice dell'Atletica Val Pellice, per la quinta edizione del "Sentiero dei Camosci".

Tredici chilometri e poco meno di mille metri di dislivello. Incontrerò i miei limiti, e questo è il bello. Poi, con un po' di fortuna, saluterò quelli che mi hanno deluso.  



6 maggio 2014

7 maggio

Il compleanno arriva per tutti. Alcuni si fermano pericolosamente sulla soglia della paura. Non c'è verso di smuoverli... 

Allora prendo alcune frasi tratte da Star Trek - Generazioni, film del 1994, regia di David Carson. E mi faccio teletrasportare sull'Enterprise... Così attraverso questa benedetta fascia d'asteroidi....
  • Ora se vuole scusarmi, Capitano, ho un appuntamento con l'eternità, e non voglio fare tardi. (Soran a Picard)
  • Il tempo è come un predatore, ti aspetta al varco. (Dottor T. Soran)
  • È la mortalità che ci definisce Soran, fa parte della verità della nostra esistenza. (Jean Luc Picard)
  • Il tempo è il fuoco nel quale noi tutti bruciamo. (Tolian Soran)
  • E così la Storia mi considera morto? Be', chi sono io per contraddire la Storia? (James Tiberius Kirk a Picard)
  • Oh, merda... (Data)
  • Capitano dell'Enterprise, eh? Le voglio dire una cosa: No! Non accetti promozioni, non accetti trasferimenti, non accetti niente che la porti via dal ponte di comando perché finché è là può fare la differenza. (James Tiberius Kirk) [rivolgendosi a Jean Luc Picard]
  • Se Spock fosse qui direbbe che solo un essere umano, illogico e irrazionale, accetterebbe una missione del genere... sarà divertente! (James Tiberius Kirk) [rivolgendosi a Jean Luc Picard]
  • È stato... divertente... addio. (James Tiberius Kirk) [In punto di morte, rivolgendosi a Jean Luc Picard]
  • Qualcuno una volta mi ha detto che il tempo è un predatore che ci aspetta al varco per tutta la vita, ma io credo che il tempo sia un amico che ci accompagna e ci ricorda di godere di ogni istante, perché quell'istante non tornerà mai più. Quello che ci lasciamo alle spalle è meno importante di come abbiamo vissuto. Dopo tutto Numero Uno, siamo solo mortali. (Jean Luc Picard)
  • Parli per lei, signore: io ho intenzione di vivere per sempre. (William T. Riker)
Corri contro il tempo? Allora nessun buon compleanno...

1 maggio 2014

Ca' Bianca 2014

La cronaca
  • Ore 8:15: in coda per l'iscrizione incontro Daniele ed Ezio, gli iron's runners del parco di Collegno. Per loro, la corsa in montagna è l'essenza, la sostanza, l'esperienza del divenire quotidiano. Che meraviglia! 
  • Poi rifaccio un pezzo di coda con Gianfranco, approdato ai trail per passione; per lui le salite e le discese sono scale musicali per chitarra elettrica; è rock con il sorriso spiritual. Che simpatico! 
  • Intanto il mio amico Paolo è ritornato a casa a prendere il certificato medico agonistico necessario per i non tesserati Fidal: una faticaccia che gli farà commettere un centinaio di infrazioni per poter nuovamente ritornare entro le 9. Non so come abbia fatto ma è riuscito nell'impresa. Che pilota!
  • Ore 9:30: si parte!

Alle ultime battute asfaltate

L'obiettivo
  • Raggiunto con buon margine: 67,5 minuti contro i 71,5 previsti da tabellario scientifico del "portatore di bisogno di controllo". Ora controllo se il bisogno di portarmi dentro il tabellario non abbia più bisogno di me, perché qualcos'altro voglio. Il concetto è sottile e potrebbe spezzarsi al primo cenno d'orgoglio. 

L'analisi del percorso
  • Con riferimento al grafico di ieri, ho eseguito con esemplare precisione il ciclo dei tempi previsti nelle tratte 1a, 1b, 1c, portandomi a scollinare (alla Ca' Bianca) in 21' spaccati. Un cenno di soddisfazione non l'ho nascosto e questo è stato il primo errore.
  • In discesa, sul tratto 2, tutto procede senza alcuna emozione. So esattamente che è bene non lanciarsi come un ammasso di carne in caduta libera e doso le frenate ed i rimbalzi. Arrivo al fondo della discesa guadagnando un minuto sul ciclo operativo (25').
  • Nella seconda salita, tratto 3, si è formata una piccola fila indiana, un trenino colorato che sbuffa di fiatoni per la pendenza che supera il 20% e costringe a qualche buon minuto di camminamento. Tra un saltino e l'altro posso inebriarmi di verde di pineta, di felci e di muschi. Poi però prevale il marrone del fango sul percorso, una costante appiccicosa che mi piastrella a caso i due polpacci. Intanto arrivo in vetta come un vecchio locomotore, in perfetto orario (39').
  • Nella seconda discesa, tratto 4, tossisco per un bicchierino d'acqua che in cima ho tentato di bere mentre parlavo, secondo errore. Tossisco mentre mi dimentico che la discesa è molto ripida e insidiosa per le pietre viscide e i rivoli fangosi. Dimentico il programma e mi lascio andare a rotta di collo, terzo errore. Qualcosa mi colpisce da dentro. E' una fitta laterale destra. Qualche organo succhia sangue e mi costringe a frenare e frenare fino a fermarmi mentre vedo un ragazzo che è sicuramente caduto perchè zoppica vistosamente. Un altro giovane si è fermato e lo sta sostenendo a passo lento. Che bell'esempio! Io proseguo lentamente, non c'è pericolo. Ed inizio a pensare alle parolacce da dire ai miei addominali... Raggiungo la fine discesa con un paio di minuti di ritardo sul mio ciclo. Sono sballato!
  • Da qui in poi accartoccio il programma mentale. Per la prima volta sono tentato di abbandonare. Sento la delusione che s'impossessa dei miei bisogni. Voglio essere deluso. Mi sento cretino per aver mangiato un'ora prima del via, errore numero zero.
  • Un ragazzo mi chiede se sto bene e mi incoraggia a non mollare. Qualcosa di stupendo succede, mentre il sangue riprende a rifluire. Mi passano i dolori, e vedo il paradiso!
  • Non sono affatto affaticato negli arti e quindi decido di giocarmi gli ultimi tre chilometri come se fossero di pista. Pistaaaa fate largo al brizzolato pazzo! Salto e tiro a più non posso!
  • Senza accorgermi di nulla, fuori da qualsiasi schema di pensiero, raggiungo il traguardo. Non mi fermo più. Oggi sono diventato un levriero... 
Levriero con la maglietta del pacco gara

30 aprile 2014

Killer

Il lavoro mi prende. Ed io sudo come in salita. Le gocce d'acqua scivolano sul finestrone e sembrano molecole di possibili soluzioni.

Allora mi faccio liberare dai rigagnoli e svuoto anch'io le nuvole, mentre il cielo respira di grigio in ogni direzione la sua sofferenza.

Pianifico come un killer la corsa di domani. E' qualcosa che non mi appartiene, ma questa volta lo devo fare. Voglio essere cosciente e non soffrire come nell'ultimo trail di settembre. E poi ci sarà il mio vicino che mi farà capire dov'è arrivato il suo potenziale (Paolo).

Questa volta tutto è più breve; tutto è più denso. Due salitone, due discesone e poi un dosso meno intenso. 

Così mi assegno un punteggio per ogni segmento. Lo memorizzo e domani gusterò il guadagno o il difetto nella corsa, come in un ciclo di lavorazione diretto. Mi basterà un cronometro, due occhi e un neurone per la (dis)soluzione. 71,5 minuti. Pause ai due vertici comprese. Sotto i 70 minuti? Tutto grasso che cola...

Sarà una corsa scientifica, propedeutica alla follia dell'ultratrail che già mi (ri)chiama da lontano...

I segmenti (neurali)

Gli obbiettivi (viscerali)

28 aprile 2014

Corsa in montagna

Giovedì prossimo. 
Corsa in montagna "Ca' Bianca" di Cafasse: il cinghiale, la molinia e il kafka(sse). 

Il cinghiale
Vista sul monte Basso "muto ed imbronciato" di Cafasse. Dalla sua finestra, Franco Ferrero scrive alcuni versi sul finire del 1987 rivolti alla piccola Ca' Bianca, che titola "Mattino". Li leggo. La casa in groppa alla montagna sembra diventare uno "svelto corridore" e "mentre il cinghiale già s’inforra sazio nella macchia profonda / la tua fauna si desta adagio specie dopo specie / e la rugiada d’argento vien frustata dalla falcata veloce del tuo piede"...
Non so perché, ma io vedo più zampate di cinghiale che falcate veloci del mio piede. Andiamo oltre.

La molinia
Il territorio di Cafasse si estende ai piedi del monte Corno, sulla riva destra del fiume Stura. Imbocco naturale delle valli di Lanzo. L'ambiente è vario: monti, fiumi e valli. Ci aggiungo pietraie, boscaglie con prevalenza di nocciolo e sorbo montano e magri prati a molinia. Molinia? Ma che cacchio è? Mi informo. Paglia? Sterpaglia? Ciurmaglia di prateria o brodaglia di brughiera o erbaccia di rara canaglia? Qualcuno sostiene sia un'eccellenza da altopiano africano nel mezzo del pianoro padano.
Non so perché, ma se mi faccio di molinia forse arrivo oltre la Ca' Bianca. E anche oltre il fumo del suo caminetto.

Il kafka(sse)
Esistenzialista? Modernista? Magico realista? Allegorista? Il senso di smarrimento e di angoscia di fronte all'esistenza non basta. Questo è Kafka. Rappresenta una vicenda per "dire altro", anche se questo "altro" rimane indecifrabile e sfuma. Mi piace.
E guardo la saliva del cinghiale di Kafasse, pronipote del suino medioevale scampato alle vicende guerresche di castellani e feudatari, che scivola sull'iscrizione. E' la sua corsa. E' il primo maggio e non lavora. Divora le salite. E se krepa(sse)...
Kafkasse il mondo, non voglio perdermi lo spettacolo...




La matita

La salita

24 aprile 2014

Libertà

La libertà è partecipazione, Giorgio Gaber.
    La libertà comincia dall'ironia, Victor Hugo.
La libertà è sempre la libertà di dissentire, Rosa Luxemburg.
    Chi vive nella libertà ha un buon motivo per vivere, combattere e morire, Winston Churchill
Mi sento libero d'essere mediocre e libero in quanto mediocre. Mi sento addosso tutta la libertà che si festeggia e festeggio la mia libertà... 

Ma domani prenderò la storia dalle mani tutt'altro che mediocri di mio nonno. Gli poserò il fucile. Lo farò riposare. Libererò i suoi occhi ancora sbarrati di paura quando mi fissava credendo di vedere l'amico partigiano, prima di morire. E' ora di cacciare per sempre quei fantasmi, e dimenticare. 

Festeggerò la mia libertà corricchiando mediocremente. Oppure osservando le nuvole passare allegramente...



16 aprile 2014

Lavoro

Ci sono giorni in cui abbiamo pensieri profondi e nessuna pala per scavare. 
Altri in cui, a parte non entrare, la seconda cosa migliore è sedersi vicino all'uscita.

Ci sono giorni in cui ad est tutto è irrilevante, e ad ovest tutto è irriponente.
Caro lavoro, adesso sono occupato, ti dispiace se ti ignoro più tardi? 
Non conosco Cavez! 







13 aprile 2014

Tuttadritta 2014

La Tuttadritta piace. Ti invita. Ti sfida nella sua debolissima discesa di 10 metri in 10000 metri. Non ti lascia in una selva oscura. Alla partenza, nel mezzo del cammino ed all'arrivo, la dritta via non puoi smarrire. Da Piazza San Carlo a Stupinigi a tutta birra senza mettere una freccia. "Go straight on" in inglese. 

La Tuttadritta è audace. Provoca l'automobilista. Ecco perché mi piace. Lo taglia in due dalla rabbia. Lo ghettizza. E' il muro alzato dalla massa muscolare di Torino che si muove da nord a sud, dopo tanti decenni contrari. L'automobilista deve rassegnarsi ed aspettare, oppure correre anche lui.

La Tuttadritta è cartoon. Svicolone, Ernesto Sparalesto e l'Orso Yoghi. Li ho visti correre. Anzi, li ho corsi. Ero nella loro pelle e ci ridevo. La dritta e la mancina del grande battello umanizzato in rotta verso il mare. Lupo de Lupis alla partenza tanto buonina e Magilla Lilla sul finale, scivolato sulla buccia di banana...

Che spettacolo. Buttarsi sull'erba fresca dell'arrivo dopo un'ora di saluti e di sorrisi, di mini porzioni di cioccolato fondente e alla nocciola, di straccetti di pandoro e tanto buon magnesio per tutti. Tutti i cinquemilacinquecento cuori in movimento. Baci e candeline. Atmosfera magicamente creata dai mattoni, dalla terra e dalle meraviglie della residenza sabauda sullo sfondo. 

Quanti nomi! Solo della Podistica Torino, centottantasei! Ne saluto uno per tutti, Luca. Corriamo insieme gli ultimi tre chilometri e poi, nella speranza di fermare il cronometro ufficiale che sovrasta l'arrivo entro i quaranta minuti esatti... sfogo la mia energia. Lo sorpasso ad occhi chiusi, sognante, senza sapere che quel beep avrebbe congelato la mia anima sul tempo ufficiale di 40 minuti ed 1 secondo! Non doveva andare così ;-). Il Paradiso può attendere... Ridatemi il mio corpo!

Postilla di lunedì 14 aprile, dopo la pubblicazione della Classifica:
Real Time=39:48" ... Toc Toc... il Paradiso? C'è nessuno?


Arrivo della Tuttadritta nel centro del semicerchio verde!

P.S.: Raffaele, oltre ad essere stato più veloce di me, come Gianni, ha messo la sua arte in questo meraviglioso "casatiello"... Una fetta di paradiso anche questa! 


Raffaele's creation
P.P.S.: Vito, la barra di metallo in testa poteva costarti caro! La tua chioma ti ha salvato, oltre al casatiello. Max, la prossima volta ci fermiamo sulla fetta piccante ad osservare il mondo... ok?

7 aprile 2014

La vera natura


E' nei quanti. Quanti allenamenti? Quanti chilometri? Mi quantifico miseramente. 
 La mia vera natura non rinuncia alla meccanica fancazzistica. E la tua?


6 aprile 2014

Granelli d'Acaja

Alla terza edizione della 10 km degli Acaja c'erano tantissimi colori accesi dal sole. In movimento ordinato e tangente alle bellezze medioevali di Pinerolo, un comune a meno di 40 chilometri da Torino.

Ora che ci penso, quando salgo sulla metropolitana, ad un certa fermata, sento una vocina che ricorda: "Principi d'Acaja". Il casato dei Savoia, il medioevo. E poi? "Bernini", e la vocina è già alla fermata successiva.

La stirpe degli Acaja nasce con Filippo I, che muore a Pinerolo nel 1334. Ecco il nesso, ma domani me ne sarò già dimenticato, perché questo mi capita di vivere: i salti nel tempo, nello spazio, nei vuoti di memoria. Ho anche letto da qualche parte che a Pinerolo c'è una fortezza, il castello Donjon, utilizzato come prigione per i nemici di Luigi XIV, tra i quali la famigerata "maschera di ferro", enigma anche per gli storici.


Il Pinarolo è un fungo commestibile, il "suillus granulatus". Granulare, ecco cosa rimane del mondo quando si scava nel profondo. Lo dice anche la quantistica: lo spazio è fatto di atomi di spazio e il tempo non scorre come un fiume ma gocciola come un rubinetto che perde. Spazio e tempo non sarebbero continui, infinitamente tagliuzzabili. "La realtà non è come ci appare" è anche il titolo del libro che ho appena aperto, del fisico Carlo Rovelli

Prima che il tempo sgoccioli via e faccia i suoi danni allagando il monolocale cranico (lasciando riposare Democrito e qualche suo atomo che ora potrebbe appartenermi) raccolgo i granelli della corsa di stamattina.




Partenza ore 10:15. Circa 700 paia di scarpe importate da mezzo mondo e incollate tra due file di transenne ad un lato della spaziosa piazza Vittorio Veneto. Granelli di gomma che saltano sull'asfalto. Il percorso è ad anello, cinque chilometri per due giri. Un anello piegato, visto che i primi due chilometri sono in discesa e i successivi tre in leggera salita. Alla fine, comunque, 70 metri di dislivello positivo. Granelli di spazio verticale da respirare e da soffrire.

Il primo giro è dedicato al mio ginocchio e alle tentazioni del giovane podista. Saluto presto Rosario che srotula via troppo veloce. Nel tratto di salita, però, sento che quello è il mio territorio: respiro meno affannosamente di quelli che sorpasso ed alzo gli occhi verso le vicine montagne imbiancate, una meraviglia!

Il secondo giro è più faticoso. Non penso più ai dolori del corpo né a quelli della mente. Sopporto i granelli di tempo che si sciolgono sulla fronte sudata. Raggiungo una giovanissima atleta dell'Atletica Saluzzo e poi inizio il conto alla rovescia. Ma anche questa volta due arance mi si spremono sui lati: Lorenzo e Luca, della Podistica Torino. Cento metri senza rispetto per nessuno. Nessun dorma di Puccini s'addice, come dice Mauro, ad essere affettata. Qualcuno vincerà lo sprint. In tre passiamo, poco dopo l'alba, il traguardo nello stesso istante, 40:53. E poi tutto tace. Fino ai cannoli siciliani.


30 marzo 2014

Asti West

Non so bene perché... sarà l'uscita Asti Ovest, l'euforia a bordo pista, ogni sorta di corsa, i colori e le bandiere pronte a sventolare, tutto a cielo aperto, accessibile e vicino alla sofferenza del cowboy, del gauchos che cavalca senza sella il suo cavallo, il suo toro contro il tempo... ma questa di Asti, più che una staffetta da 24x1 ora, m'è sembrata una piroetta da rodeo...


Nel pre-ludico di casa
Nel pre-frazione

Enzo invoca il Presidente
Sente lo spirito degli Arancioni

Si moltiplicano le forze multicolori
Il mio cavallo è stato buttato nella mischia alle 18 di ieri sera, ma era già stanco, affamato ed acciaccato ad un ginocchio, prima d'esser cavalcato.

A pensarci bene, rodeo deriva dallo spagnolo e significa recintoLa pista ci ha costretto in un recinto, e la corsia ha esasperato quel pensare la corsa come libera scoperta della traccia

Ogni minuto e mezzo o poco più, le cose uguali e regolari, le lancette d'orologio, il tappeto rosso che rassicura, il giovane atleta che sorpassa mentre pensi sorpassando d'essere a buon punto. Essere doppiatore di una voce sinistra e doppiato sulla destra, sbilanciato nei toni e negli umori... 

La corsa di massa in una pista è proprio faticosa...

Il ginocchio mi impedisce di saltare come vorrei, ma poi mi è mancato il fiato e non penso ci siano altre scuse. Ho fallito l'obiettivo. La pista mi eccita, mi logora, e così sono partito come sempre per i primi 400 metri che sento cari da una vita. Non m'accorgo dell'andatura e così al primo chilometro sono già quasi senza fiato. Anche il secondo è troppo veloce. E dal terzo inizio ad arrancare. Proprio là dove avrei dovuto pensare come gestire, inizio a sentire il fondo della pista secco e duro come un blocco di cemento di quarant'anni o forse più...

Al sesto ho perso ogni speranza e saluto Alain che mi doppia con aristocratica eleganza. Mondovì, penso. Mondo cane che figura, e poi rallento. Intanto Micky, da ogni parte salutato, ricciolino spericolato, mi doppia per la non so più che volta... Una via crucis. Una certezza sconfortante che a breve sarei stato disarcionato. Ecco, nel rodeo ci sono adesso io che avrei voglia di buttarmi giù nel prato a dissetare quest'anima imbustata...

Così inseguo quel che resta della sera, terminando l'ora di fatica. Che bello quando appare l'ultimo giro, ed è finita. Il tempo riprende a scorrere normale, sento Alessandro che mi rassicura e mi incoraggia. Ha tenuto accesa la mia debole speranza; poi si china, mi aiuta e mi sfila il chip per il prossimo a partire. La quinta frazione è terminata, ma altre diciannove sono in coda. E grazie Enzo, grazie Salvatore... 
Saluto senza sentire più alcun rumore...

Due gazebo

Le meravigliose offerte della Podistica

Solo una piccola parte delle bontà

Già pronta per la Festa!
La Podistica Torino, anche oggi, è una macchina perfetta! Ogni dettaglio è curato anche nella staffetta.

Alla fine, il mio contributo alla Squadra A (che arriverà sul podio, terza) è stato il minore: 14,44 km percorsi in un'ora. Mi consola l'esser comunque arrivato a meno di 100 metri dal penultimo di squadra, anche se a 1800 metri dal primo fortissimo Davide Elifani.


Una bella esperienza la prima volta in una griglia da podista, ma alle matrici preferisco le funzioni; alle cornici, i quadri ed i paesaggi da esplorare. 

Scelgo il cortometraggio mozzafiato o la maratona da inventare. Nel mezzo del cammin non mi va più tanto di sostare. Mille metri o cento chilometri sono i due estremi che vorrei ricucire. Appena suona ancora la campana, non vedo l'ora di partire!


Le sei squadre della Podistica