29 maggio 2014

Ennio scriveva

"Perché scrivo? Confesso di non saperlo, di non averne la minima idea e anche la domanda è insieme buffa e sconvolgente" scriveva Ennio Flaiano.

Lunatico, irriverente, arcimboldo antidemagogico, antiprogressista, anti marxista e anti borghese, personalità assolutamente originale che non può essere archiviata in nessun'area o appartenenza letteraria.

Flaiano sceneggiatore, scrittore, giornalista, umorista, critico cinematografico e drammaturgo. Creava continuamente aforismi ed epigrammi. Fu il primo vincitore del Premio Strega, nel 1947. Per molti, un non-poeta; uno scrittore di pseudo poesie e di non-romanzi (o meglio di romanzi mancati).

Nell’Almanacco del Pesce d’Oro 1960 impartiva questi consigli "ad un giovane analfabeta che vuol darsi alla letteratura attratto dal numero di premi letterari".

Chi apre il periodo, lo chiuda.
È pericoloso sporgersi dal capitolo.
Cedete il condizionale alle persone anziane, alle donne e agli invalidi.
Lasciate l’avverbio dove vorreste trovarlo.
Chi tocca l’apostrofo muore.
Abolito l’articolo, non si accettano reclami.
La persona educata non sputa sul componimento.
Non usare l’esclamativo dopo le 22.
Non si risponde degli aggettivi incustoditi.
Per gli anacoluti, servirsi del cestino.
Tenere i soggetti al guinzaglio.
Non calpestare le metafore.
I punti di sospensione si pagano a parte.
Non usare le sdrucciole se la strada è bagnata.
Per le rime rivolgersi al portiere.
L’uso del dialetto è vietato ai minori di 16 anni.
È vietato servirsi del sonetto durante le fermate.
È vietato aprire le parentesi durante la corsa.
Nulla è dovuto al poeta per il recapito.

Divertente, come sempre, fino alle parentesi da tener chiuse nella corsa, dov'è necessario essere essenziali per avvicinare il proprio limite vitale. Parole misurate per gambe fuori misura.

All'ultima riga si fa serio: nulla è dovuto al poeta per il recapito, per la consegna. Perché la vera poesia è quella gratuita. Come la gentilezza, come un'offerta. L'altro recapito, ovvero quel documento che attesta il pagamento di un'imposta (vedere il dizionario), si materializza nella testa di chi non ha capito. Il recapito, appunto, diventa un dazio che si paga a se stessi. E non è detto che prima o poi ci si arricchisca comunque!


 

3 commenti:

Enrico Franconi ha detto...

Un visionario.. ma perchè certi autori non me li hanno fatti leggere a scuola?

marianorun ha detto...

Perché siamo nel paese delle meraviglie, nella repubblica delle banane e nella terra dei promessi sposi. Biblicamente pallosi...

Alain Guidetti ha detto...

Una bella lezione per il rispetto della parola scritta....povero Flaiano, se vedesse oggi come la bistrattiamo!