30 maggio 2014

Leo se la rideva

«Sono un uomo inquieto uscito da una famiglia quietissima» scriveva Leo (Longanesi). Intellettuale anticonformista, giornalista, pittore, disegnatore, editore e aforista. 

Era amico di Ennio (Flaiano). Precoce. A soli vent'anni fondava già un suo giornale, L'Italiano, un settimanale di cultura artistico-letteraria che si caratterizza per una presa di posizione nettamente contraria all'esistenza di un'arte fascista: «Questa rivista non ha mai stampato le parole stirpe, era, cesarea, augustea... Dio ci scampi e liberi dagli archi di trionfo e dai fasci coi festoni... Uno stile non s’inventa dalla sera alla mattina. Lo stile fascista non deve esistere. Il nostro stile è quello italiano che è sempre esistito. Oggi occorre metterlo in luce». Siamo nel 1926. 

Un anno dopo iniziava anche l'attività di editore. Si divertiva alle spalle del fascismo e ne cavalcò per anni la ritualità, scrivendo memorabili slogan. Poi spiegava che «i regimi totalitari non consentono la battuta di spirito ma hanno il merito, involontario, di suscitarla. Nelle grandi pause liberali, lo spirito, il gusto del comico, l’ironia languono. La satira è tanto più efficace quanto più è rivolta contro regimi intolleranti»

Dopo la guerra, Longanesi incarna una nuova dimensione dell'editore: l'«editore protagonista», una figura che era insieme amministratore, cacciatore di talenti, uomo di pubbliche relazioni, direttore artistico e revisore di bozze. E il primo successo di vendite arriva subito, nel 1947 con Tempo di uccidere di Ennio Flaiano, che vinse la prima edizione del Premio Strega. Un altro successo di vendite fu, l'anno seguente, l'opera prima di Giuseppe Berto, Il cielo è rosso.

***

Non resisto e rido al solo pensiero della faccia di Leo che legge i pizzini di Ennio. E di Ennio che ride sotto i baffi per quelli di Leo. E magari si suggerivano davanti al caffè. Stile Paolo e Luca (bizzarri) in un'epoca meno evoluta, per le comunicazioni.

Qualche freddura la copio qui, tanto per ricordarmene in qualche afoso pomeriggio d'estate.
  • Fanfare, bandiere, parate. Uno stupido è uno stupido. Due stupidi sono due stupidi. Diecimila stupidi sono una forza storica.
  • Non bisogna appoggiarsi troppo ai princìpi, perché poi si piegano.
  • L'italiano non lavora, fatica. Buoni a nulla, ma capaci di tutto.
  • Soltanto sotto una dittatura riesco a credere nella democrazia. 
  • Tutto quello che non so, l'ho imparato a scuola.
  • La libertà tende all'obesità. 
  • Non si ha idea delle idee della gente senza idee.
  • Sotto ogni italiano si nasconde un Cagliostro e un San Francesco. 
  • Il popolo italiano è sempre in buona fede. 
  • Gli ideali che nascono dal pane, fanno perdere il pane. 
  • Non capisce, ma non capisce con grande autorità e competenza.
  • Creda a me: non creda a nulla.
  • Un uomo che legge ne vale due.
L.L.

29 maggio 2014

Ennio scriveva

"Perché scrivo? Confesso di non saperlo, di non averne la minima idea e anche la domanda è insieme buffa e sconvolgente" scriveva Ennio Flaiano.

Lunatico, irriverente, arcimboldo antidemagogico, antiprogressista, anti marxista e anti borghese, personalità assolutamente originale che non può essere archiviata in nessun'area o appartenenza letteraria.

Flaiano sceneggiatore, scrittore, giornalista, umorista, critico cinematografico e drammaturgo. Creava continuamente aforismi ed epigrammi. Fu il primo vincitore del Premio Strega, nel 1947. Per molti, un non-poeta; uno scrittore di pseudo poesie e di non-romanzi (o meglio di romanzi mancati).

Nell’Almanacco del Pesce d’Oro 1960 impartiva questi consigli "ad un giovane analfabeta che vuol darsi alla letteratura attratto dal numero di premi letterari".

Chi apre il periodo, lo chiuda.
È pericoloso sporgersi dal capitolo.
Cedete il condizionale alle persone anziane, alle donne e agli invalidi.
Lasciate l’avverbio dove vorreste trovarlo.
Chi tocca l’apostrofo muore.
Abolito l’articolo, non si accettano reclami.
La persona educata non sputa sul componimento.
Non usare l’esclamativo dopo le 22.
Non si risponde degli aggettivi incustoditi.
Per gli anacoluti, servirsi del cestino.
Tenere i soggetti al guinzaglio.
Non calpestare le metafore.
I punti di sospensione si pagano a parte.
Non usare le sdrucciole se la strada è bagnata.
Per le rime rivolgersi al portiere.
L’uso del dialetto è vietato ai minori di 16 anni.
È vietato servirsi del sonetto durante le fermate.
È vietato aprire le parentesi durante la corsa.
Nulla è dovuto al poeta per il recapito.

Divertente, come sempre, fino alle parentesi da tener chiuse nella corsa, dov'è necessario essere essenziali per avvicinare il proprio limite vitale. Parole misurate per gambe fuori misura.

All'ultima riga si fa serio: nulla è dovuto al poeta per il recapito, per la consegna. Perché la vera poesia è quella gratuita. Come la gentilezza, come un'offerta. L'altro recapito, ovvero quel documento che attesta il pagamento di un'imposta (vedere il dizionario), si materializza nella testa di chi non ha capito. Il recapito, appunto, diventa un dazio che si paga a se stessi. E non è detto che prima o poi ci si arricchisca comunque!


 

28 maggio 2014

Ennio sosteneva

Quand'era giovane, Ennio sosteneva che il contrario di una verità fosse sicuramente un errore e il contrario di un errore fosse una verità. Invecchiando, capì che una verità può avere per contrario un'altra verità e l'errore un altro errore.

L'uomo non deve correre per cento chilometri se vuole continuare a vivere, sostenevo quand'ero giovane. E pensavo che tale verità valesse anche per quei pochi uomini costretti alla sfida da aberrazioni genetiche primordiali. Invecchiando, capii che quella verità aveva per contrario un'altra verità: l'uomo "deve" correre i suoi cento chilometri se non vuole morire. E' una semplice questione d'immortalità. Certo, dell'anima...

Lavorare mantiene giovani, sostenevo quand'ero appunto giovane. E gli altri pensavano che tale falsità si ripetesse in pochi uomini costretti alla sfiga da sequenze nobiliari o spirituali o dannatamente militari. Invecchiando, capii che quell'errore di pensiero aveva per contrario un altro errore: che lavorare invecchia. E' una semplice questione d'immoralità. Certo, del corpo...

(P.S.: Tra l'immortalità di un'anima religiosamente immutabile e l'immoralità di un corpo che muta inaccettabilmente laborioso c'è troppa fantasia, vera o falsa che sia la filosofia).  

***

E poi, Ennio sosteneva che l'italiano, nella sua qualità di personaggio comico, era un tentativo della natura di smitizzare se stessa. Il Polo Nord, per esempio, è abbastanza serio preso in sé; un italiano al Polo Nord aggiunge subito qualcosa di comico che prima non c'era. Ma quanti grilli aveva per la testa il grande Ennio!

100 km

21 maggio 2014

Cose vere (1)

Accetta l'accetta, lascia l'ascia, trascura la scure. Lo sapevi che...   

Le formiche si stiracchiano al mattino quando si svegliano!

Cervantes e Shakespeare, considerati i maggiori esponenti della letteratura spagnola ed inglese rispettivamente, morirono nello stesso giorno, il 23 aprile 1616.

Una giraffa può pulire le proprie orecchie con la lingua.

Se in una statua equestre il cavallo ha due zampe alzate, significa che il cavaliere morì in combattimento. Se il cavallo ha una delle zampe anteriori alzata, il cavaliere morì per le ferite riportate in battaglia. Se le quattro zampe dell'animale sono appoggiate, il cavaliere morì per cause naturali.

Milioni di alberi nel mondo vengono piantati per caso da scoiattoli che sotterrano le loro noci e non si ricordano dove.

Il maiale è l'unico animale oltre all'uomo che si scotta con il sole!

Per legge, le strade interstatali degli Stati Uniti hanno almeno un miglio rettilineo ogni cique. Questi rettilinei possono essere utili come piste di atterraggio in casi di emergenza o in guerra.

I delfini dormono con un occhio aperto!

Il nome "Jeep" deriva dall'abbreviazione, in uso nell'esercito americano, dell'espressione "General Purpose", ovvero "GP".

Un terzo di tutto il gelato venduto nel mondo è alla vaniglia!

Nel Pentagono esiste un numero di toilette doppio rispetto a quello effettivamente necessario. Il fatto è che, in origine, in ogni settore era previsto un bagno per i bianchi ed uno per i neri.

Le unghie della mano crescono mediamente quattro volte più in fretta di quelle del piede.

L'occhio dello struzzo è più grande del suo cervello!

I destri vivono mediamente nove anni più dei mancini.

La "J" è l'unica lettera che non appare sulla tabella degli elementi chimici.

Il "qua, qua" delle oche non dà eco e non si sa perché!

Il 666 tanto associato al diavolo deriva dai romani che usavano il numero DCLXVI come un numero particolare (come il nostro 654321).

Moltiplicando 111.111.111 x 111.111.111 si ottiene 12.345.678.987.654.321!!

Peggy Le Mons, studiosa del National Center for Atmospheric Research del Colorado, ha calcolato quanto pesano le nuvole utilizzando come unità di misura gli elefanti: una nuvola di piccole dimensione pesa 550 tonnellate, circa 100 elefanti; le nuvole di un temporale corrispondono a 200 mila pachidermi; 40 milioni nel caso di un uragano!

É impossibile starnutire con gli occhi aperti!!!


Nei conventi, durante la lettura delle sacre scritture, quando ci si riferiva a San Giuseppe (in spagnolo, José) si diceva "Pater Putatibus", abbreviato in P.P., ecco perché il più comune diminutivo di José è Pepe!

Lo scarafaggio può vivere nove giorni anche se privato della testa, dopodiché muore di fame.

Nel Vangelo di San Matteo si legge "É più facile che un cammello passi dalla cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei Cieli". In realtà San Geronimo, che tradusse dal greco al latino il testo, interpretò la parola "kamelos" come "cammello", mentre l'esatto significato è "grossa fune utilizzata per l'attracco delle navi". Il senso della frase resta sostanzialmente lo stesso, ma acquista molta più coerenza.

Gli elefanti sono gli unici animali che non possono saltare (la natura è saggia)!

Secnodo un pfrosseore dlel'Unviesrità di Cmabrdige, non imorpta in che oridne apapaino le letetre in una paolra, l'uinca csoa imnorptate e' che la pimra e la ulimta letetra sinao nel ptoso gituso. Il riustlato puo' serbmare mloto cnofsuo e noonstatne ttuto si puo' legerge sezna mloti prleobmi. Qesuto si dvee al ftato che la mtene uanma non lgege ongi ltetera una ad una, ma la paolra nel suo isineme. Cuorsio, no?

La canzone più cantata al mondo è Happy birthday to you. Nata nel 1893, si chiamava "Good morning to all".

L'International water management Institute di Stoccolma ha pubblicato una interessante statistica: per coltivare 1 kg di pomodori servono 180 litri di acqua. 140 per 1 kg di cipolle, 1790 per il frumento e 2380 per il riso. Per produrre invece 1 kg di carne di manzo servono 9680 litri di acqua, 3689 per 1 kg di maiale. In conclusione, il rapporto tra il consumo di acqua tra un carnivoro e un vegetariano sarebbe di 5000 a 1200 litri!


Sara e Iago

18 maggio 2014

Mo' mello (ricordo)

Germagnano (To) - Trofeo Monte Momello - 10km
Organizzazione: Walking for Wellness Italia (TO248)
18 maggio 2014 - Corsa in montagna, naturally.

Avevo giusto pensato di rilassarmi per dimenticare le ansie condensate come nuvole durante lo show di Beppe Grillo, ieri in piazza Castello a Torino... 

Mi son detto: ritrovare il sole è facile, basta cercare in qualunque calendario delle corse in montagna. Ci sono raggi dappertutto e abbaglianti per chi ha gli occhi aperti. Occhi verdi, naturally, o marroni o azzurri. L'importante è immaginare dietro poche parole grandi imprese.

A Germagnano mi invita Paolo che è sempre entusiasta di scoprire i limiti di elasticità della propria fatica. Una certa tensione di snervamento mi assale solo dopo essere partiti, alle 9:30, da questo sconosciuto paesino a pochi chilometri da Lanzo.

L'organizzazione è minimal, per non dire carente. Su internet non è presente nessuna indicazione di percorso o altimetria. Dovrebbero esserci meno di 500 metri di dislivello positivo, e allora penso che non ci sia alcun tipo di difficoltà. E invece...

I pochi nuovi del circuito non sanno che dopo i primi cinquecento metri si abbandona la strada per inerpicarsi su per il Momello (774 metri). E così nasce una corsa in salita senza senso per cinquecento metri, per accaparrarsi il miglior posto nella lunga fila indiana dello strettissimo sentiero che sale per un paio di chilometri. 

Dopo lo sparo, quindi, io e Paolo ci chiediamo se stiamo sognando o abbiamo inghiottito pietre pesanti... vedendo quel centinaio di runner correre come forsennati davanti a noi. Mi giro un attimo. Rimangono una decina di "nonnetti" subito dietro, poi il vuoto. Sorrido e dico a Paolo di stare tranquillo che tanto li riprendiamo tutti questi inesperti... 

Invece dopo poco siamo fermi. Immobili per decine di secondi in attesa che la fila indiana si sciolga. Questa è, signori miei, una vera cazzata all'italiana. Come fai a mettere in una gara Fidal una strettoia del genere alla partenza, senza avvisare almeno con il microfono prima del via... 

Inizia dunque la ricerca dell'elasticità mentale. La tua, ma anche quella altrui. E invece scopro che c'è chi non ti vuole proprio far passare e si mette sul sentiero con lo spirito dei giochi senza frontiere. Vorrebbe eliminarti e gettarti giù per il dirupo. Alla fine mi snervo e dopo aver perso due minuti buoni nella processione con la mia candelina accesa m'incazzo. Urlo a quello davanti che se non si sposta lo asfalto. E così procedo, molto sportivamente, per cinque o sei volte. Consumo anche energia psichica, nei sorpassi. Mi rattristo perché vorrei insultare di più ma non posso. Alla fine della salita sono sicuro di non essermi neppure goduto il paesaggio... 

Ma che succede?! Non è questo lo spirito giusto... Eppure ora si respira! 

E' tutta colpa di Grillo e delle sue urla. Mi sembra di correre per scappare dalla mia natura. E da quella dei più lenti di me. Che siano anche disonesti? Intanto si corricchia su falsopiani erbosi, mentre il sentiero continua a rimanere insidiosamente stretto ed il terriccio friabile, a volte ricoperto di fogliame scivoloso sotto cui emergono infami pietre trasversali, come minuscoli asparagi di Rommel a massacrare le dita dei piedi... Uno sbarco più che una tranquilla discesa...

Sarà perché uso le vecchie scarpette lisce del podista dove non dovrei?

Sarà che ho voglia di recuperare posizioni e di sentire i pelucci d'erba strappati dai denti... che mi gioco a dadoni la rincorsa nella discesa, senza troppo risparmiarmi... Gioia pura... Addio tormentone one one... Ma le pietre non mollano di sgambettare. C'è chi cade rovinosamente, davanti e dietro. Anche Paolo rimane vittima di questi concentrati metamorfici di milioni d'anni di storia, ora sul nostro sentiero... E così si ferisce una caviglia e si sbuccia un po' dappertutto...


Con Daniele (il tosto)
Anch'io... alla fine mi sono giocato un dito del piede. L'ho schiacciato in qualche infame fessura prima dell'arrivo. Ora zoppico, e mi lamento. Una tranquilla domenica da dimenticare?
Con  Paolo (sconvolto all'arrivo)

No... una bellissima domenica da ricordare con tutto l'entusiasmo che ho :-) ...

Viva la montagna!











P.S.: Per la cronaca, il mio tempo finale è di 59 minuti esatti. Non male, viste le circostanze... 

11 maggio 2014

La libertà

Cercavamo la rupicapra e abbiamo trovato il capreolus...

Sul sentiero dei camosci, alla partenza della corsa in montagna s'è presentato un capriolo. Spaventato per la presenza di troppi umani (di natura cacciatori), s'è infilato in un canale rischiando di morire, incastrato sotto un ponticello e trascinato dalla corrente. Cercava la sua libertà, ma la stava perdendo. Per sua fortuna, tra gli atleti c'erano anche gli angeli. E in pochi istanti, con molto coraggio, qualcuno è riuscito ad afferrare il capriolo, sfinito dopo una lunga lotta passata a saltare controcorrente sul pelo dell'acqua. Un attimo di smarrimento e poi un'altra corsa disperata. E ancora un errore: impaurito ed annebbiato, è finito intrappolato tra due sbarre di una grande cancellata. E ancora il team degli angeli a seguirlo, e questa volta immobilizzarlo e trasportarlo in luogo sicuro. E poi liberarlo. Oscar è uno di loro. Un angelo in maglietta rossa.


Il capriolo smarrito


Inizia così, con un atto di liberazione e una libertà ritrovata, la nuova salita. 


video

Ore 9: partenza. Siamo oltre cento. Ci sono volti che parlano di vissuti e di pietre della Val Pellice e dintorni. Ma anche tanti giovani. E questo è ciò che conta.



Il tracciato

L'altimetria

Parto dalle retrovie e attacco la salita iniziale con tranquillità, rimontando le andature e le smorfie multicolori; leggo le magliette, le vedo diverse dal solito. Oggi sono un portabandiera della Podistica Torino in una valle di specialisti del running con dislivello. 

Questa volta sono preparato. Potenziato nelle salite e pronto alla sfida. I primi sei chilometri sono vissuti con la libertà del capriolo. Qualche volta in trappola, per alcuni secondi; poi il cuore in fuga viene ripreso per l'aorta e riportato sul sentiero. Non ho smesso un attimo d'inseguire la fila indiana; prima nel bosco, poi sul prato e infine nella prima discesa. Fantastico, sono già a quota 1425 metri e nessun segno di fatica ai polpacci, i miei punti deboli. Arrivo in 53' esatti. Un minuto prima dell'obiettivo che avevo calcolato a tavolino.

Ora inizia un lungo tragitto panoramico. Sono in qualche modo distratto. Non ho l'abitudine di scendere così rapidamente. Eppure devo. Mi pesano gli anni, lo sento. Non volo più come sapevo fare un tempo. Me la cavo grazie ai quadricipiti, in frenate continue. Poi incontro la prima concorrente femminile, in discesa molto prudente. La passo decisamente.

Ad un certo punto perdo l'equilibrio e mi accascio sull'erba, per fortuna indenne. 
In fondo, raggiungo il massimo della velocità. Canticchio Antonacci e passo il traguardo saltellando come nel suo video. In fondo, ho diviso cuore e mente. E dissolto la montagna, in libertà. Il tempo finale è 1:29:05. Come una mezza maratona, più o meno. 

All'arrivo
P.S. Il primo assoluto è stato il campione Paolo Bert, nel tempo record di 1:04:55

7 maggio 2014

Il sentiero

Un po' per continuare a giocare, un po' per mantenermi in quota, un po' per confrontarmi su nuove ragioni... riprovo la corsa in montagna. 

Domenica si seguirà la rupicapra, nella cornice dell'Atletica Val Pellice, per la quinta edizione del "Sentiero dei Camosci".

Tredici chilometri e poco meno di mille metri di dislivello. Incontrerò i miei limiti, e questo è il bello. Poi, con un po' di fortuna, saluterò quelli che mi hanno deluso.  



6 maggio 2014

7 maggio

Il compleanno arriva per tutti. Alcuni si fermano pericolosamente sulla soglia della paura. Non c'è verso di smuoverli... 

Allora prendo alcune frasi tratte da Star Trek - Generazioni, film del 1994, regia di David Carson. E mi faccio teletrasportare sull'Enterprise... Così attraverso questa benedetta fascia d'asteroidi....
  • Ora se vuole scusarmi, Capitano, ho un appuntamento con l'eternità, e non voglio fare tardi. (Soran a Picard)
  • Il tempo è come un predatore, ti aspetta al varco. (Dottor T. Soran)
  • È la mortalità che ci definisce Soran, fa parte della verità della nostra esistenza. (Jean Luc Picard)
  • Il tempo è il fuoco nel quale noi tutti bruciamo. (Tolian Soran)
  • E così la Storia mi considera morto? Be', chi sono io per contraddire la Storia? (James Tiberius Kirk a Picard)
  • Oh, merda... (Data)
  • Capitano dell'Enterprise, eh? Le voglio dire una cosa: No! Non accetti promozioni, non accetti trasferimenti, non accetti niente che la porti via dal ponte di comando perché finché è là può fare la differenza. (James Tiberius Kirk) [rivolgendosi a Jean Luc Picard]
  • Se Spock fosse qui direbbe che solo un essere umano, illogico e irrazionale, accetterebbe una missione del genere... sarà divertente! (James Tiberius Kirk) [rivolgendosi a Jean Luc Picard]
  • È stato... divertente... addio. (James Tiberius Kirk) [In punto di morte, rivolgendosi a Jean Luc Picard]
  • Qualcuno una volta mi ha detto che il tempo è un predatore che ci aspetta al varco per tutta la vita, ma io credo che il tempo sia un amico che ci accompagna e ci ricorda di godere di ogni istante, perché quell'istante non tornerà mai più. Quello che ci lasciamo alle spalle è meno importante di come abbiamo vissuto. Dopo tutto Numero Uno, siamo solo mortali. (Jean Luc Picard)
  • Parli per lei, signore: io ho intenzione di vivere per sempre. (William T. Riker)
Corri contro il tempo? Allora nessun buon compleanno...

1 maggio 2014

Ca' Bianca 2014

La cronaca
  • Ore 8:15: in coda per l'iscrizione incontro Daniele ed Ezio, gli iron's runners del parco di Collegno. Per loro, la corsa in montagna è l'essenza, la sostanza, l'esperienza del divenire quotidiano. Che meraviglia! 
  • Poi rifaccio un pezzo di coda con Gianfranco, approdato ai trail per passione; per lui le salite e le discese sono scale musicali per chitarra elettrica; è rock con il sorriso spiritual. Che simpatico! 
  • Intanto il mio amico Paolo è ritornato a casa a prendere il certificato medico agonistico necessario per i non tesserati Fidal: una faticaccia che gli farà commettere un centinaio di infrazioni per poter nuovamente ritornare entro le 9. Non so come abbia fatto ma è riuscito nell'impresa. Che pilota!
  • Ore 9:30: si parte!

Alle ultime battute asfaltate

L'obiettivo
  • Raggiunto con buon margine: 67,5 minuti contro i 71,5 previsti da tabellario scientifico del "portatore di bisogno di controllo". Ora controllo se il bisogno di portarmi dentro il tabellario non abbia più bisogno di me, perché qualcos'altro voglio. Il concetto è sottile e potrebbe spezzarsi al primo cenno d'orgoglio. 

L'analisi del percorso
  • Con riferimento al grafico di ieri, ho eseguito con esemplare precisione il ciclo dei tempi previsti nelle tratte 1a, 1b, 1c, portandomi a scollinare (alla Ca' Bianca) in 21' spaccati. Un cenno di soddisfazione non l'ho nascosto e questo è stato il primo errore.
  • In discesa, sul tratto 2, tutto procede senza alcuna emozione. So esattamente che è bene non lanciarsi come un ammasso di carne in caduta libera e doso le frenate ed i rimbalzi. Arrivo al fondo della discesa guadagnando un minuto sul ciclo operativo (25').
  • Nella seconda salita, tratto 3, si è formata una piccola fila indiana, un trenino colorato che sbuffa di fiatoni per la pendenza che supera il 20% e costringe a qualche buon minuto di camminamento. Tra un saltino e l'altro posso inebriarmi di verde di pineta, di felci e di muschi. Poi però prevale il marrone del fango sul percorso, una costante appiccicosa che mi piastrella a caso i due polpacci. Intanto arrivo in vetta come un vecchio locomotore, in perfetto orario (39').
  • Nella seconda discesa, tratto 4, tossisco per un bicchierino d'acqua che in cima ho tentato di bere mentre parlavo, secondo errore. Tossisco mentre mi dimentico che la discesa è molto ripida e insidiosa per le pietre viscide e i rivoli fangosi. Dimentico il programma e mi lascio andare a rotta di collo, terzo errore. Qualcosa mi colpisce da dentro. E' una fitta laterale destra. Qualche organo succhia sangue e mi costringe a frenare e frenare fino a fermarmi mentre vedo un ragazzo che è sicuramente caduto perchè zoppica vistosamente. Un altro giovane si è fermato e lo sta sostenendo a passo lento. Che bell'esempio! Io proseguo lentamente, non c'è pericolo. Ed inizio a pensare alle parolacce da dire ai miei addominali... Raggiungo la fine discesa con un paio di minuti di ritardo sul mio ciclo. Sono sballato!
  • Da qui in poi accartoccio il programma mentale. Per la prima volta sono tentato di abbandonare. Sento la delusione che s'impossessa dei miei bisogni. Voglio essere deluso. Mi sento cretino per aver mangiato un'ora prima del via, errore numero zero.
  • Un ragazzo mi chiede se sto bene e mi incoraggia a non mollare. Qualcosa di stupendo succede, mentre il sangue riprende a rifluire. Mi passano i dolori, e vedo il paradiso!
  • Non sono affatto affaticato negli arti e quindi decido di giocarmi gli ultimi tre chilometri come se fossero di pista. Pistaaaa fate largo al brizzolato pazzo! Salto e tiro a più non posso!
  • Senza accorgermi di nulla, fuori da qualsiasi schema di pensiero, raggiungo il traguardo. Non mi fermo più. Oggi sono diventato un levriero... 
Levriero con la maglietta del pacco gara