14 febbraio 2014

Go away

Sul Freccia Rossa si corre abbastanza veloci. Ieri mi sono inarcato da Torino, con bersaglio raggiunto a Bologna, in due ore e sette minuti esatti di "Red Arrow". Trecentotrenta chilometri in centoventisette minuti. Se tolgo il tempo delle quattro fermate fanno due chilometri al minuto esatti di media-viaggio. Se chiudo gli occhi e li riapro lentamente sono passati centocinquanta metri, ma nessun pensiero s'è mosso dal binario, o forse un calcolo mentale che andrebbe rimosso. Rimango stazionario.

Alzo gli occhi e osservo il display colorato che rinvia all'infinito arsenale di frecce mascherate da Pininfarina, poi da Giugiaro, di alluminio, acciaio e musetto in kevlar, scoccate da motori ETR 500 in testa e in coda. Sono su un giocattolo o su un treno da cinquecentosettantaquattro posti, dieci carrozze, più una centrale ristorante? C'è chi viaggia in executive comodamente; chi in business, in premium o in standard di coda come me, e la maggior parte della gente.

Ci sono diversi livelli di padronanza dei propri spazi fisici e mentali. Il mio è occupato dal vicino che si spara dalle cuffiette a "Budapest", tumefacendo le sue orecchie, e le mie. Da lì, la bellissima voce di George Ezra sembra trafilata dalla faccia di bronzo.

Chiudo gli occhi e ti rivedo, Nonno, guarda! A parte i cretini, che meraviglia! Siamo a trecento chilometri l'ora e sembra d'essere in salotto. Dai, tentiamo il dormiveglia. Tu che facevi il fuochista, il macchinista, e poi l'anziano ferroviere della bocciofila. Ora, quasi un secolo dopo, sei a bocca aperta. Ti vedo brizzolato avvicinarti al Freccia Argento e suggerirmi che andrebbe messo su rotaie meno nuove, per correre da anziano. Poi sorridere al Freccia Bianca, mentre dici che con quella freccia il tempo non è più un batter delle ciglia, ma torna libero di rallentare mille miglia.

Il progresso è già successo, come qualcosa imponderabile di natura evolutiva. Un arco, una freccia, un bersaglio. Una figlia. Che meraviglia...

Poi, nel sogno, cerchi di capire che cos'è la Freccia Club, e cosa sono i "punti extra", e chi sono i soci d'Oro e chi di Platino. Soci, non sorci né diamanti. Figure mitologiche d'una nuova fantasia. Sono punti di sutura per piccole ferite dell'umanità. Tremila punti qualificanti in un anno di corse per rotaie fanno accedere alla rete informativa Freccia Oro, non so a quanti carati. Settemilacinquecento, invece, fanno guadagnare un salottino a bordo treno e un call center dedicato... Nonno, nonno, sveglia! Sai cos'è un call center? Non sognare un treno che deraglia!


Torino Porta Susa: Freccia Rossa AV9563 - SALERNO ore 07:25

5 commenti:

Fausto di Bio Correndo ha detto...

Proprio poco fa dicevo a mia moglie che la prossima gita museale a Torino la verremo a fare in treno così da goderci la giornata senza l'assillo delle 4 ruote ed ecco il tuo post.. Di certo da Alessandria non prenderò questo portento di treno, ci fosse ancora la "littorina" sarebbe un bella avventura, ma mi accontenterò di un regionale ed incrocio le dita che sia decoroso!

Lorenzo Pisani ha detto...

Io sono un po' come tuo nonno. Quando ho preso il freccia rossa, facevo finta di niente ma ero emozionato. Ho fatto impazzire il garmin fingendo un allenamento di 13km in 3 minuti.

marianorun ha detto...

Lorenzo, in effetti mio nonno era chiamato "orologio svizzero"; mai un ritardo del suo treno, in quarant'anni di servizio. Solo lui non era affatto puntuale, e senza potenti lassativi nulla usciva dal suo pigro tunnel (anale).
Ciao Nonno! Sono passati ventidue anni da quando hai tirato l'ultima catena! Ridiamoci sopra ancora insieme!

marianorun ha detto...

Ottima scelta Fausto. Tra un museo e l'altro, poi, prova un bel dolcetto o assaggia un gianduiotto; qualche gelatuccio o un bicerin, tanto per non annoiarti troppo...

Lorenzo Pisani ha detto...

Anche il mio! Ricordo ancora la sua espressione quando diceva: "quasi quasi mi farei un clistere".