9 febbraio 2014

By the way

Niente da fare, non riesco a non pensare alla solita conta, al mantra, che mi protegge ogni volta che la resistenza dell'aria e la pendenza affaticano troppo la sostanza, e non lasciano altro da fare se non riprendere a contare... Un due tre... nessuno sa contare più di me...

Quando affronto una salita, sento il guaito del lupo. L'ululato di un loop cerebrale che mi porta a re-incontrare quel solito stornello, e nulla-mente mi fa attraversare un chilometro in pendenza senza patire l'ignoranza (ma riconoscendo alla sofferenza il ruolo di mediatrice tra la vita e la mera sussistenza).

Anni fa non capivo la fatica ricorsiva del contare in fattoriale, del domandare in filastrocca, del riprodurre funzioni di se stesse... Non avevo ancora rovistato nel fondo senza ossigeno in cui si striscia a volte correndo. Strisciando in salita, si itera il respiro e poco più. Non c'è spazio per interagire con lo spazio circostante, per ricorrere a metafore. Non c'è più aria per divagare. Le parole umane si contraggono in lamenti e gli enti inutili vengono abbandonati come sputi.

Anni fa non capivo che "l'iterazione è umana e la ricorsione divina", proprio come ha sempre sostenuto il grande informatico L. Peter Deutsch.

Contare è facile, è basic come "For...Next". Richiamare, invece, nel senso di ricorrere a routine che richiamano se stesse, è un'espressione evolutiva, una regola che ha fatto della Natura un'esplosione di bellezza frattale, neurale, capillare...

Quando invece affronto la discesa, sento il ringhio del cinghiale. Il grufolare di tutti i sensi in cui è possibile rivivere l'esperienza infantile del movimento, la gioia della vita piena di destini, di futuri, di incisi, di continue inversioni soleggiate di colori, di rumori, di odori richiamati alla rincorsa di qualcosa ancora da scoprire.

La salita è umana, la discesa è divina.

By the way (per inciso) Lorenzo dice che "sopravvivere è condizione necessaria per vivere, ma non sufficiente". Salire è condizione necessaria per vivere. Scendere con eleganza è sufficiente, forse, a ritornare al punto zero.


Al punto zero

9 commenti:

Fausto di Bio Correndo ha detto...

A metà ho abdicato, questo post è troppo difficile per me! Devo tornare a scuola per leggerti. La mia ignoranza non ha confini.. Vado subito a cercare contare in fattoriale, si itera il respiro.. Mamma mia, il tuo post, metà, mi ha smontato! Capita la prima parte proverò con la seconda..

marianorun ha detto...

Chiedo scusa per le derive dei miei post. Ciao!

Anonimo ha detto...

Come diceva Francesco De Gregori, "non c'è niente da capire". Leggo sempre con piacere i tuoi post, proprio perchè non sempre è possibile capirli, non sempre il senso logico è evidente. Piuttosto è meglio lasciarsi andare alla lettura disinvolta, un pò come lasciare andare le gambe durante la discesa.....e cogliere le sensazioni così come vengono.
Max (quello della foto)

marianorun ha detto...

Max, sono pienamente d'accordo a metà... :-)

Lorenzo Pisani ha detto...

Gli articoli di Mariano sono un po' come una bella musica e non si svelano interamente al primo ascolto (lettura)

marianorun ha detto...

Che dire... proprio come i tuoi. Grazie Lorenzo.

Mario Pazzona ha detto...

Questo l'ho quasi capito!

Anonimo ha detto...

Comunque non volevo dire che le tue riflessiono siano prive di senso logico, ovvio. Piuttosto intendevo rilevare come, a mio modestissimo parere, ci siano molteplici chiavi di lettura, non tutte facilmente identificabili, per avvicinarsi alle cose molto belle che scrivi (non mi stancherò mai di dirti quanto siano interessanti). Magari stavolta sei pienamente d'accordo a tre quarti...
Max (quello del commento precedente e della foto)

Anonimo ha detto...

Le derive nei post sono fondamentali... È un po' come leggere un libro: lasciano spazio all'immaginazione, alla libera interpretazione, al sogno.
Bel post, bravo!
M.S.