26 gennaio 2014

Il profumo

In questi giorni di allenamenti senza mete, di parole travasate da un respiro all'altro, di chiacchiere abbandonate ai tramonti ventosi e altre cose vissute correndo per caso, il naso è sempre stato il filtro magico verso un certo infinito.

Per correre come un cane a sei zampe basta un po' di voglia di stare sulle gambe, ma per svolazzare come un aquilone nelle sfere delle sensazioni è necessario respirare... con i neuroni.

Risalendo una braciola c'è chi raggiunge il paradiso dantesco. Ma io preferisco, solo per un pretesto, ricercare il profumo del vino. Quando corro mi faccio rapire dai cosiddetti "sentori", quelli primari, secondari e terziari...

E allora, come i sentori primari di un vino sono i profumi che dipendono dal tipo d'uva utilizzata e dal terreno in cui si coltiva, così i sentori primari della mia corsa sono profumi che dipendono dalla compagnia e da dove si corre (strada di città, viale di un parco, sentiero di montagna...).

Se i sentori secondari di un vino sono i profumi della vinificazione, trasferiti dalla pigiatura e dalla fermentazione, i sentori secondari della corsa sono i profumi della fatica e del sudore, dei lamenti, degli sbuffi, dei sorrisi e delle smorfie, delle storte e delle strette di mano che una volta nati devono vivere, e così fanno casa nella testa. Poi fanno comunità e sportivamente si sfrattano a vicenda. Il naso c'entra poco solo all'apparenza: di colpo qualcosa può assomigliare ad una pizza margherita o al gorgogliare di un caffè che non s'è bevuto.

E poi ci sono i profumi terziari, dovuti all'invecchiamento. E' ciò che resta dopo la doccia, e dopo un gran pasto ristoratore. All'esame olfattivo, il profumo di una corsa è più o meno intenso, complesso e di qualità. Proprio come un vino.

Poi c'è la poesia. Quella che creano la fantasia ed il bisogno di aromatizzare il nostro tempo. Il resto può essere più o meno vinoso, floreale o fruttato. Perché il resto (del tempo) risente di ciò che nasce dal nulla mentre si corre, e rimane nel tutto inesprimibile dell'inconscio.


Oggi l'allenamento è stato bello speziato, a volte legnoso, a volte tostato. Anche questo, ma non solo, la bellezza di 18 km di sterrato e oltre 600 metri di dislivello positivo.

Con Gabriele, all'attacco del Musinè

5 commenti:

Lorenzo Pisani ha detto...

Bello! La cosa che piu' mi affascina dell'olfatto e che spesso mi sorprende ancora e' il suo potere evocativo. Piu' di ogni altro senso, riesce a portarmi indietro nel tempo, a risvegliare sensazioni dimenticate e perfino a farmi tornare bambino per qualche istante.

Fausto di Bio Correndo ha detto...

E' sempre un piacere leggerti e l'aspetto olfattivo della vita e davvero portentoso, forse più di altri sensi, forse perchè spesso lo sottovalutiamo..

marianorun ha detto...

O Lorenzo (è vocativo) hai proprio ragione!

marianorun ha detto...

Grazie Fausto. Le comunicazioni olfattive non sono ancora informatizzate, nonostante esistano già i nasi elettronici. Dobbiamo attendere la prossima rivoluzione iNose... eheh

Anna LA MARATONETA ha detto...

I famosi "incorporati culturali"...emozioni dell'infanzia che ci tornano alla mente...