11 maggio 2015

In due crepe

Che calura. Che tormento. Uscire a correre per entrare in me stesso, dove il caldo è più liquido e animale. Potrei infilarmi in una delle tante crepe immateriali, e diventare sagoma della mia mente. Svanire dalla biologia per tutta questa strada appare così semplice... 

Ma le parole di Raffaele sono napoletane e quelle di Gabriele siciliane. Si ride a crepapelle senza osservare più nulla che sia al di sopra delle nostre fatiche. Le teste si abbassano inzuppate di sudore. 

Per terra appare un albero da una crepa. E' una radice etimologica sfuggita chissà dove. La raccolgo e scappo via. Correre diventa così lógos (discorso) sull'étymos (vero, reale, genuino). Etimo-logica-mente. O irrazionalità a forma di barbagianni?


2 commenti:

Alain Guidetti ha detto...

Anche il mio correre del periodo e' stato particolare...non ti so dire se la sofferenza che comportava portare a termine un allenamento sotto questo sole torrido, fosse biologica... o irrazionale. Di certo qualche strano animale, a tratti lo scorgevo anch'io... :-(

marianorun ha detto...

Dovremmo impegnarci ad osservare questi strani animali un po' più da vicino, anche se questo comporta "rallentare": il loro verso potrebbe indicarci una possibile reincarnazione dell'anima... ;-)