14 ottobre 2013

Minuscole metafisiche

Come scriveva Tolstoj e ora canta Fabri Fibra, "ha ragione chi è felice". La felicità dà diritto di cittadinanza alla ragione, la ospita e la ripaga con il sentimento, la partecipazione, la commozione, la necessità di un'appartenenza nuova. 

Ha ragione chi è felice perché ha torto chi felice non è. L'appartenenza politica, la classe sociale, la religione statale, la carriera aziendale, la famiglia tradizionale... sono luoghi non più felici. Singolarità del passato. 

In questa orizzontalità di vedute, gli artisti si sono trasformati in "maestri", i cantanti in "guru", gli attori in "pensatori"... per le nuove generazioni. E questo sulla base di un criterio che è stato battezzato dai sociologi: "autorevolezza sentimentale": qualcosa che guida l'emozione personale. Ti credo perché mi commuovi; ti credo perché mi trasformi, immediatamente, in una persona più felice.

Si è accorciata l'antica filiera, quel cammino "dio-sciamano-credente" dei tempi pre-globali, pre-internautici. Quando Bob Marley cantava il rastafanesimo e i suoi fan si facevano crescere i dreadlocks e si facevano le canne, non era lui che adoravano. Lui era il tramite della religione proclamata dal negus di Etiopia, a sua volta incarnazione di Jah, il dio supremo.

Oggi i sociologi dicono più o meno che "la figura dell'artista-guru ha creato l'illusione che la divulgazione equivalga al contenuto e che poche regole seguite alla lettera siano il viatico per la felicità e il benessere, e magari pure l'lluminazione". 

Una parola, una nota, un'espressione, e si attraversa il confine. Dall'altra parte, dalla parte dell'illuminazione, c'è l'illimitato, conosciuto il quale non c'è più niente da temere. E' una sensazione che stravolge e che potenzia. La nuova conoscenza. 

I sociologi insistono: "la conoscenza non è un dono, è l'indicazione per un cammino, lungo e complicato... In un tempo velocissimo, nessuno può permettersi troppa speculazione: serve il risultato. Semplicità, velocità, brevità. E tatuaggi, slogan sulle magliette e tweet sono libri sapienziali di tali minuscole metafisiche."

Forse la conoscenza può essere un dono, come la felicità, ma deve essere questa: 


4 commenti:

Fausto di Bio Correndo ha detto...

La felicità da diritto di cittadinanza alla ragione.. Davvero pregnante!! Scusa se te lo chiedo, è una tua massima? Cioè l'hai elaborata tu?
Per il resto credo che in ogni epoca ci siano state figure di riferimento dell'arte come team leader! Penso ai cantautori degli anno 70. Guccini, Gaber e quelli erano i tempi di Berlinguer mica di.. Non faccio polemica politica! Ma rileggendo i testi di certe canzoni non posso che pensare all'attualità e a come in poche parole sapevano trasmettere un'idea e un'ideale..
http://www.giorgiogaber.org/index.php?page=testi-veditesto&codTesto=14
No?! Non è poesia? Filosofia? Ed erano tutti impegnati nel sociale..

marianorun ha detto...

Sì, proprio così. Dagli ideali più o meno elaborati, però, ci si è allontanati spaventati. I giovani si stanno allontanando spaventati. Che la felicità dia una carta dei servizi e il diritto di cittadinanza alla ragione è una mia considerazione personale ed immediata, che andrebbe esplorata e analizzata da tanti punti di vista, anche quello per cui la ragione (per essere buona cittadina dell'uomo) debba anche pagare una tassa alla felicità... ;-)

Anonimo ha detto...

Felicità è sorprendersi nel constatare che ci sono tante anime sensibili, come te, che attraverso la parola cercano di migliorare il mondo..

Un mondo che ha bisogno di condivisione, di protezione, un po' come la castagna che ha bisogno del proprio riccio...

Mosto selvatico

Furio ha detto...

:-))