26 settembre 2012

La vera cima

Il grande scalatore tedesco Reinhard Karl (1946 - 1982, parete sud del Cho Oyu) sapeva pensare bene. Nel suo libro: "Montagna vissuta: Tempo per respirare" scriveva:
" Ho portato il mio Io sul punto più alto e lo lascio lassù, l'Io che voglio essere. Scendo con l'Io che sono. "
E' un pensiero-chiave. E' il pensiero che andavo cercando da anni.

L'alpinismo estremo è per pochi ricercatori di sé, di perché, di limiti senza confini. Ma è così per ogni sport estremo. E tutta questa estremità è visibile solo se sporge risultati disumani, dall'atletica al tiro con l'arco, passando per ciclismo, nuoto o pallavolo.

Quello che conta, invece, è che chiunque è per sé l'espressione vivente di un'estremità unica, la sua. l'Io viene spiegato e innalzato ogni volta che si raggiunge il limite della propria fatica. Il contorno, il confine di ciò che siamo, si apre come un aquilone a nuove possibilità. Sta a ciascuno di noi capire quanto estremisti essere o non essere, in mezzo al cielo, prima che il vento cali.


"Questo è il punto più alto della terra". Scattiamo le fotografie per l'album di famiglia: io, il vincitore della vetta, io, il superuomo. Io, la creatura senza fiato, io, il Reinhard su un mucchio di neve. Pian piano realizzo il freddo, il vento, la mia stanchezza. Pian piano, dopo la gioia, viene la tristezza, viene una sensazione di vuoto: un'utopia è diventata realtà. Intuisco che anche l'Everest è solo un'anticima. La vera cima non la raggiungerò mai."
(Montagna vissuta: Tempo per respirare)

3 commenti:

stoppre ha detto...

brivido...

La Polisportiva ha detto...

"estremo" è un termine che oggi ha un significato legato solo ai media, al modo in cui si vuole presentare qualcuno o l'attività di qualcuno. Io identifico "estrteme" le ideee che possono essere sviluppate e portate avanti contro corrente per lo più da singoli uomini. Non parlo solo di rischio nè solo di alpinismo, ma di qualsiasi attività. Reinhard Karl, per l'idea che me ne sono fatto io, è stato un grande uomo, alpinista (tutt'altro che spericolato: ha saputo rinunciare a tante cime), filosofo, viaggiatore. Uno che seguiva una strada molto personale. La sua linea di pensiero, di ricerca umana e sportiva è stata portata avanti dopo da un altro famoso arrampicatore tedesco: Wolfgang Gullich.

Personalmente, più che l'idea di lasciare il mio io ideale in cima e scendere a valle col mio io reale, sono affascinato dall'idea di arrivare alla perfezione possibile solo per un attimo ed essere consapevoli che questa condizione non può durare che per pochi attimi:

"Dalla vetta non si va da nessuna parte. Quando l'hai raggiunta puoi solo scendere".

L'avevo messa come finale ad un mio vecchio video:
http://www.youtube.com/watch?v=8AA52G5iStk

marianorun ha detto...

Grazie Enrico. Il fascino del limite (raggiungibile) è uno stimolo perfetto, ma instabile. E' umano, troppo umano (come direbbe Nietzsche).