17 marzo 2016

coaching

"Immagina di essere in un bosco e di non trovare l'uscita. Non ti dirò: spostati a sinistra, lì troverai un viottolo. Ma ti chiederò di spostarti in alto, sopra il bosco, per avere una visuale completa e a quel punto sarai tu a decidere che strada prendere". 
(Giovanna D'Alessio, fondatrice della Federazione Nazionale Coach)

Il coaching è questo: ascoltare, consigliare, sfidare, incoraggiare. Si dice sia un metodo orientato all'azione e finalizzato al cambiamento concreto.

"Coach" deriva dall'inglese medioevale "coche" che nell'inglese moderno corrisponde a "wagon" (carro) o "carriage" (carrozza, vettura). 

Un "coach" è quindi un veicolo, un vettore, che trasporta una persona da un luogo di partenza a un luogo d'arrivo, normalmente desiderato.

La disciplina del coaching considera ogni individuo assolutamente unico e inimitabile e si fonda sulla scoperta delle risorse o capacità interne (della persona) per formulare desideri e obiettivi scelti su misura. Viene ribaltato il concetto classico del: "se qualcuno può fare qualcosa, chiunque altro può impararlo", visione esterna all'individuo, tipica della programmazione neurolinguistica.

Muovendo dall'assioma dell'assoluta unicità della persona, il coaching considera la complessità del simbolismo personale, la biochimica delle emozioni, le esperienze reali e quelle oniriche, l'unicità genetica. Il coaching è bello ed è facile se non si pensa troppo: bisogna sottrarre abitudini, convinzioni, idee preconfezionate, standard...

Perché nel coaching non esistono interpretazioni, non si va a ritroso nel tempo, nei ricordi, nel passato più o meno remoto. Si crea un ponte verso il tempo a venire, una struttura agile e sicura dove condurre con sé la sensibilità della fantasia...


5 commenti:

Anonimo ha detto...

L'unico coach possibile per te stesso... sei TU. Ognuno di noi ha la forza che serve. SEMPRE!

MS

Alain Guidetti ha detto...

Ciao Mariano, non mi dire: stai studiando da coach? o hai appena assunto un coach?

marianorun ha detto...

Sì, ma a volte la propria forza è così nascosta che servono altri occhi per aiutare a ritrovarla... e questo è appunto il coaching :-)

marianorun ha detto...

Ciao Alain, assimilo per immaginazioni... Il coaching, come il cooking, è un'arte che ha bisogno di calore. Di ingredienti, di colori che si apprezzano meglio dopo uno sforzo o una lunga privazione. Essenziale nelle ultramaratone e situazioni affini. Chi si rompe non paga e i coach sono i suoi... eheh

MB ha detto...

Grande Mariano! :)