1 giugno 2015

Trail Monte Soglio


"Per quest'anno / non cambiare / un trail al mese può bastare...". Ma potrà bastare, all'anima, per rappare al meglio il disco della vita? Forse no. Certo che no.



In ogni caso, nel mese di marzo siamo partiti da Almese, in val di Susa, con il "Trail dei due monti". Ad aprile si vagava per le colline eporediesi, con il "Trailaghi". E per maggio ci siamo ritrovati al Trail del Monte Soglio, nel pieno canavese.

Qui la sveglia è tranquilla per una scelta azzeccata. Il "Gir Curt" da 35 km e 2000 m D+ parte all'ora ideale per un pigro, le 10 di mattina. Si spera nel sole e nella luce d'una cresta da assorbire ad ogni riflessione. E invece ci si scontra con nebbiose sospensioni d'umidità, regali fumanti di mucche, ed altre insidie tra gli alberi aggrovigliati alle radici dei boschi. Si spera nel sole, ma si oscura nel cielo.

Volevamo vedere l'orizzonte. Non ci siamo riusciti. Tra il grigio di nuvole e le pietraie, è tutto un viavai di scarabei dalle brillanti sfumature, in lento transito - o appena scoperchiati al suolo - come tasselli con troppe zampette. Li schivo e li osservo. Qualcuno è già finito sotto una suola ed ha l'aria più deformata di me, quando affronto la salita.

Riesco a dare il meglio: nella prima rampa trattengo un margine di respiro senza affanni. Paolo è dietro e non si vede. Sull'altipiano raduno le forze e mi aggrego ad un gruppetto con il quale alternarmi nella corsa e nella camminata fino al ristoro a quota 1500, prima degli ultimi 200 metri di strappo per la vetta principale.

Mi conforta sentire il corpo come una sofisticata macchina zeppa di sensori, di bisogni, di immagini in ingresso e in uscita. Li elaboro costantemente. Un attimo di distrazione e scivolo. Ora ho un dito sanguinante e un principio di crampo al polpaccio. Tutto si complica in due minuti, ma questo è il momento in cui il Trail, qualsiasi esso sia, entra nella memoria a lungo termine (il momento "animale", nel senso che attiene all'anima invisibile che ci sostiene).

Si deve minimizzare e ripartire al più presto. Ho finito l'acqua, ma trovo un compagno che sta per buttare una bottiglietta ancora piena: la intercetto e me la scolo. E' fantastico dimenticare la sete. Ma bevo troppo, e all'inizio della lunga discesa sento i liquidi che rumoreggiano e spostano qualcosa dall'interno. Questo è il momento in cui il Trail prende corpo. Prende il tuo corpo e lo manipola senza pensare alle conseguenze; per fortuna entra nella memoria solo a breve termine.

Si deve minimizzare e correre più veloci. La discesa mi asciuga lentamente i sudori. Inizio a vedere le schiene di un nuovo gruppetto che è ormai alla mia portata. Qui c'è anche il fratello di Paola, un paio di magliette colorate, e poi un simpatico e longilineo runner di nome Mirco, con il quale ingaggerò la sfida cortese dell'ultima ora... Mirco mi accatasta nella discesa più ripida per poi pagare tributo appena il pendio risale. Lo sorpasso prima della fine, definitivamente, ma solo per questa volta. Perché qualcosa mi dice che incontrerò il suo menisco in qualche prossima escursione!

Il vissuto nel tracciato è sempre personale, solitario, introspettivo. Tanto più è profondo ed interiore, tanto più si solleva e si trasforma in fratellanza sul traguardo, poco prima o poco dopo...





Sulla strada ormai prossima alla fine incontro Maurizio in bicicletta. Questa è casa sua. (Speriamo di incontrarci presto Stoppre!). Ho ancora energia per raggiungere chi sta lottando con i crampi. Sono felice e senza tanti pensieri. Spazzati via con la pigrizia.

Concludo 34 esimo su 235 giunti al traguardo, in 4h e 11 minuti. Risultato inaspettato. Guardo l'ora: sono in tempo per tuffarmi nel bidone del tè freddo, e anche per pensare a Lorenzo che sta per iniziare la sua 100 km del Passatore. Eccoti il testimone, vai Lorenzo!

Mi giro un attimo, appena sporco di nutella, ed intravvedo Paolo che traguarda. Gli ho concesso 11 minuti (e lui se li è presi tutti, ridendo e scherzando)...

Ottima l'organizzazione del Trail. Estremamente scrupolosi in ogni dettaglio i vari componenti dello staff. Esagerati nei controlli, ma tanto gli italiani sono italiani e i furbi anche (fanno gli italiani). Intravvedo Gianfranco, ci salutiamo, ma poi lo perdo di vista. Intanto Paolo si fuma una delle sue sigarette e condivide con gli "Orchi" della sua squadra le sensazioni.

Si mangia con gusto. Siamo in tanti e finiamo a chiacchierare con i vincitori del "Gir Lung": Alla mia destra sta mangiando seriosamente Daniele Fornoni, giunto primo nella gara di 66 km e 3600 m D+ (nel tempo di 7h 09). Vicino a lui c'è il giovane Michael Dola giunto secondo. Ci facciamo un selfie dopo mangiato, mezzi tramortiti. Di fronte a me c'è anche Alberto Ghisellini, di Bergeggi, simpaticissimo terzo classificato. Anche con lui un selfie, e tante chiacchiere di vita e di sport.

Ne vale la pena sempre. Sportiva la mente!


Cotto all'arrivo...


Con Alberto e Paolo


Con Michael e Paolo

12 commenti:

Lorenzo Pisani ha detto...

Bravissimo Mariano e grazie del testimone ... intorno alle 14.11 ho preso in mano una bottiglietta di Energade e l'ho portata fino a Faenza a testimonianza del viaggio e forse a dargli una parvenza di scopo.

Andrea Mancanelli ha detto...

Eccezionale Mariano, prestazione, crono e piazzamento da grande Atleta!
Complimenti che estendo anche a Lorenzo (non lo conosco, ma ho appena ascoltato in religioso silenzio le emozioni vissute da una collega lungo i 100 km del Passatore...) per la sua impresa.

marianorun ha detto...

Grazie Lorenzo, il tarlo della 100 km entra nel cervello, prima o poi, di tutti i veri appassionati! Forti come te, o semplicemente folli... L'importante è seguire l'istinto, prima che diventi estinto. A presto!

marianorun ha detto...

Grazie Andrea. Come dicevo a Lorenzo "si va" per piacere. Si vince sempre, così. Il confronto con gli Atleti (veri) è comunque una bella realtà che porta a prendere coscienza di quanti uomini "tosti" ci siano intorno a noi... (soldati semplici dello sport).. ;-)

Gianni ha detto...

Complimenti Mariano leggendo il tuo racconto mi sembrava di correre di fianco a te e sentire l'ebrezza dell'aria fresca comodamente seduto davanti allo schermo,ma so che viverla dal vero è tutta un'altra cosa.....

marianorun ha detto...

... E tu ne sai qualcosa, Gianni. Soprattutto quando sul finire di ogni gara ti affianchi all'avversario, lo sorpassi, e cominci a "sverniciarlo" ;-) Ma come fai a trovare l'energia? ;-) Con i ricordi e l'immaginazione, davanti ad uno schermo o sdraiati sul balcone si può ri-vivere l'emozione, ma è sempre un'altra cosa... Ciao!

Anna LA MARATONETA ha detto...

Vedo che Piero Focaccia ti ha preso, haHahahahahah! Complimenti per il racconto

Anna LA MARATONETA ha detto...

...e per la performance sportiva!!

marianorun ha detto...

E' vero! E' un autore di mantra. Come quelli che risalgono dalle radici neurali durante le sofferenze o le gioie della vita di corsa...;-) Ai mantra di Piero Focaccia, però, preferisco una buona focaccia, o la torta di mele, come quasi tutti gli esseri umani!!! ;-)

marianorun ha detto...

Grazie! Sport a piccole dosi, quest'anno, come per superalcolici...

stoppre ha detto...

Per me rimani un grande amico e mito!! sei una gran persona e ora anche buon atleta!! vederti è sempre un grande e sincero piacere

marianorun ha detto...

Grazie Maurizio! Un po' di sport aiuta sempre a trovare la via (the way)... E tu lo sai bene. A presto!