«Un uomo si mette in marcia per raggiungere, passo a passo, la saggezza. Non è ancora arrivato»
(Calvino, riassunto della storia di Palomar)
Palomar è un tipo tranquillo, anche se a volte si infastidisce perché il mondo intorno a lui è troppo dinamico. Così si isola e riesce a ritagliarsi lo spazio per tradurre il mondo che lo circonda nel suo immaginario simbolico, ed estendere la validità dell'osservazione a tutta la realtà. L'impresa è però fallimentare...
Palomar, il romanzo di Calvino, è la mia chiave di lettura. Di ieri e di oggi. Di come ci si può perdere sospesi tra il fascino del labirinto - la tentazione di abbandonarsi al rotolare delle pietre - e quello della sfida razionale - inseguendo il precipizio nei singoli massi - anziché tentare di naufragare nell'indefinito susseguirsi degli sfiniti passi... (Questa immagine è il mio personale "transfert" alle pietre di montagna dell'originale "visione di Palomar" per le onde del mare).
Di più, salendo di quota, nella "contemplazione delle stelle", il signor Palomar decide di munirsi di varie mappe del cielo per poter individuare con precisione scientifica la posizione delle costellazioni... Lo fa; le studia, eppure è convinto che «per riconoscere una stella, la prova decisiva è vedere come risponde quando la si chiama»...
Così ho pensato anch'io di fare. Ho chiamato il sole e lui ha risposto con calore e meraviglia. Forse un po' troppo calore e sudore tra le ciglia. Ho chiamato la montagna, e alle 9:15, nel paese di Cesana Torinese, a ridosso del confine con la Francia, ho sentito l'eco di trecento montanari. Voci liberamente sciolte nell'impresa di conquistarsi; oltrepassare i confini in parte inesplorati e raggiungere la sommità dell'Essere Chaberton.
Una prima ondeggiante corsa su sentiero di qualche chilometro precede la lunga salita al monte. Faticosa, sempre più impegnativa. Dura. Alla fine durissima. Si parla, e questo è bello, con i vicini di fila indiana. Mi intrattengo prima con Davide, poi con Enrico, poi con un giovane gestore di rifugio francese, quindi con un ragazzo locale che usa solo dialetto stretto... Mi fermo per immortalare i paesaggi mozzafiato.
Poi non si parla più molto. Frasi secche. Bocche asciutte. Onde cerebrali a bassa frequenza... Si comunica fisicamente, senza usare parole. E questo è ciò che una mappa non può rappresentare. Occorre qualcosa di folle - come andare quando la mente dice di sostare - per inzuppare la mappa di vita...
A volte ubbidisco alla ragione. Mi fermo. Poi mi pento d'essermi fermato. Perdo così terreno e fiducia nelle mie possibilità... La discesa è una riflessione continua sul tempo che scorre proprio mentre cerco di fermarlo... Precipito, insoddisfatto, al 94° posto su 244 arrivati al traguardo...
Ecco alcune immagini ricordo...
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Selfie panoramico |
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Selfie con Enrico |
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Lo Chaberton inizia a vedersi sullo sfondo... E' lì che si arriva? |
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Volto le spalle alla grande pietraia |
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Tutti inseguono la meta... assetati |
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La salita continua e si attraversano lingue di neve |
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Poi si fa dura e si consumano le energie |
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Non mollare il tiro... manca poco |
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Lo Chaberton non arriva mai |
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La salita s'inasprisce |
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Finalmente si avvertono i cannoni |
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Lo Chaberton è conquistato. Qualcuno ha issato due bandiere, una italiana e l'altra francese. |
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Caro Jago... eccoti la bandiera sbagliata (ora abbaia pure) |
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Discesa piena di sassi nelle scarpe e nel cervello... Ecco il ponte tibetano di Claviere |
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L'arrivo di Paolo... |
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Fine del divertimento... 4 ore e 22 minuti |
15 commenti:
Il giorno prima della gara una signora del luogo mi ha detto" Voi podisti siete pazzi" .
alla partenza ho ripensato al dialogo tra Alice e il Gatto:
"Ma io non voglio andare fra i matti, — osservò Alice. —
Oh non ne puoi fare a meno, — disse il Gatto, — qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta. —
Come sai che io sia matta? — domandò Alice. —
Tu sei matta, — disse il Gatto, — altrimenti non saresti venuta qui.”
Grazie del complimento, Davide! Benvenuto nella selezione dei folli, dei folletti e dei curiosi esploratori... Certo, tu hai iniziato con l'esplorare il tessuto muscolare, in mezzo alla tensione psicologica di un nuovo sforzo da gestire. Sono le prime stanze del grande palazzo interiore che è poi la casa di ogni "trailer"... Non farti spaventare da qualche crampo... è solo polvere da spazzare per la via... Ci vediamo, appunto, in qualche prossimo incontro con il Gatto...
;-)
Ciao Mariano!!!
E' stato un piacere correre insieme!
Grande Blog!
Enrico
grazie della citazione e complimenti!! Ciao Mariano, a presto
ciaoooo Davideee, complimenti anche a te...buuuh
Grazie Enrico! Ricambio. Correre insieme è "comunicare in banda larga"... Uno stato mentale, una sorta di ADSL che letto al contrario inizia per LSD... ;-)
Grazie Maurizio. Intanto vedo che hai uno zaino pronto, e un paio di birre.
Presto dunque incroceremo una traiettoria.. ops, una trattoria! ;-) ok?
ciaoooo Maurizio , ma che bellissimo intreccio di amicizie...
Fermarsi non è una resa ma solo un momento di riflessione....
non ti devi pentire ma essere contento di aver ripreso la corsa...
guardare sempre il bicchiere mezzo pieno...essere gia li è tanta roba...
complimenti Mariano e alla prox...
Gianni
Ciao Davide devo venire anche io a fare queste avventure gare....
Grazie dell'incoraggiamento Gianni. Ora vorrei riempire l'altra metà del bicchiere, nel vero senso della parola: ingrassare di qualche chilo e fermarmi a riflettere per qualche mese almeno!
Impresa titanica, Mariano, altro che resa... esperienza fantastica, vissuta, condotta e raccontata in modo esemplare, come sempre. Complimenti, Mariano!
Grazie.... Esperienza necessaria, Andrea. Ad un certo punto, nel cammino della vita, ci sentiamo obbligati, forse trasportati inconsapevolmente dall'idea che la sfida alla propria carne ne aumenti il prezzo e la qualità... sia per chi la vorrebbe "comprare" (il potenziale padronale) sia per chi la vorrebbe "umiliare" (il potenziale invecchiamento naturale)... Titanici fin che si può, stupidi mai. Ce lo ricorderemo? Ciao!
bravo Mariano! ma perchè insoddisfatto, queste gare vanno vissute un pò come un'avventura! mi spiace non esser potuto stare li in cima a farvi il tifo.
Grazie Frank! L'insoddisfazione nasce dalla triste constatazione che il "camoscio" d'un tempo (specie sopra i 3000 metri) ha lasciato solo le sue tracce... scomparendo per sempre... E' il ciclo della vita...
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