12 settembre 2013

San Francesco al Campo

Le impressioni
Domenica 8 settembre, ore 10
Gara UISP - 9,6 km a San Francesco al Campo (TO)

Certo non mi aspettavo di volare. In questo territorio verde e boschivo, poi, la caccia è più o meno consentita, e dunque occorre stare attenti. Alcuni hanno provato a volare a loro rischio e pericolo in mezzo alle stradine di campagna ben sorvegliate dagli ausiliari dei carabinieri, spesso intenti a sbadigliare davanti allo stormo sgambato di podisti sempre in cerca di decollo, o di un collo di bottiglia da afferrare.

Il vicino aeroporto di Caselle è però un invito ad immaginarsi in alto nei Cieli. Una sorta di preghiera dallo spirito sportivo. Il mio vicino di corsa sembra un motore che ansima ancor prima del botto di partenza. E' un vigneto che ribolle ancor prima della vendemmia.

Il decollo, però, è un affare di portanza gravitazionale. E una curva a pochi metri dal via, in piena discesa, scatena un mezzo inferno. C'è chi ha imbardato e subito abortito il suo decollo. Chi ha dato reverse ed esteso gli spoilers. Chi è esploso in un vaffa poco igienico. Anch'io sono stato poco esemplare, alzando per bene le gambe e pensando di calpestare chi si fosse trovato a mezza via tra la terra ed il mio cavallo imbizzarrito.

In breve, è andato tutto bene, ma poteva essere qualcosa di poco francescano. Il primo chilometro è nello sterrato e sento che l'energia mi assiste. Ho appena salutato Gabriele che con me, in auto, ha cercato - per tutto il tragitto di avvicinamento a questo paesino - di trovare un cappio di motivazione a cui appendersi, invano. Mi fa cenno di andare, e io vado.

Non sento praticamente nulla, nessun rumore dall'esterno, né dall'interno. Sono solo in mezzo a tanta luce, perché il sole ha riacceso i colori. Come nella poetica del fauvismo, nella sua sconsiderata immediatezza delle scie, scorrono a destra e a sinistra dei mie paraocchi i tratti accesi e puri di verde e giallo e blu spremuti direttamente dai tubetti della Natura schiacciata dal nostro vento. 

Il secondo chilometro è spirato senza che potessi accorgermi d'esistere, e questa è la sensazione di meraviglia che adoro, nella corsa. Mi giro e sento la voce di Gabriele che mi affianca e si propone di accompagnarmi. E' solo una voce. Lui, in carne ed ossa, arriva a mollare poco dopo e mi sparisce alle spalle. Assaporo due chilometri inseguendo le gambe di chi mi sta davanti. Non mi sorpassa quasi nessuno, anzi, ogni tanto riprendo qualche runner affaticato.

I pensieri sono pochi e dinamici come in "Safe&Sound" ("sano e salvo") di Capital Cities. Il ritmo è quello. Sì, è proprio ciò che occorre per attraversare i dieci chilometri indenne. Pochi, ma solidi pensieri. Battere i piedi senza far rumore. Spingere sulle punte e sollevare le ginocchia. Questa solitudine accentra le sensazioni fino a catturare qualcosa di chi mi precede. Lo copio, gli rubo lo stile di corsa, per vedere se le risposte sono ancora mie, acquisite, oppure no. A volte sono in due che stanno facendo strada, e mi intrometto; seguo la scia con occhi socchiusi e poi parlo anch'io.

Pian piano la solitudine arriva al sesto chilometro e qui mi accorgo che il significato di oggi è proprio quello di stare solo un po' con chi mi precede, prima di superarlo. Certo, tutto si svolge in qualche centinaio di metri, in qualche minuto nell'intorno dell'andatura massimale, mia e di altri venti o trenta come me. Perchè una settantina sono irraggiungibili, davanti, e più di duecentocinquanta sono dietro, ad un passo dalle rispettive stanchezze, e sofferenze, e gioie, e ideali di vita.

Anche i miei compagni di squadra sono un po' avanti e un po' indietro. L'Atletica è spezzata in due o tre pezzi. Domenico Amorosi è la lama più affilata di tutti, e di punta arriva al traguardo in 34'45", terzo assoluto. Un vero Atleta. Seguono i top runner Giuliano (35'34") e Gianluca (37'27") e subito alle spalle il Presidente e Gianni dei "cugini che corrono". Al minuto 38'52" taglia il traguardo Raffaele, insoddisfatto ma sempre forte per il resto del gruppo. Al 40'36" finalmente raggiungo il ristoro pure io, 7° dell'Atletica e 89° assoluto (su 312 arrivati). Gabriele arranca un po' deluso della sua prestazione; gli sorrido, e ci abbracciamo prima di addentare i biscotti duri e sputacchiare il thè bollente alla ricerca di qualcosa di ghiacciato. Roberto è ancora dietro e poi Vito in una buona forma davanti a Francesco. Grande prova per il giovane acquisto Lorenzo Barale, diciassettenne che ha vinto la corsa degli Allievi e poi si è piazzato dietro Gabriele nella nostra gara!

Al sito dell'Atletica i dettagli di classifica.

Le impressioni più intense le ho lasciate lì nella grande piazza San Francesco, insieme a quelle di tanti altri. Anche quelle più povere e più umili. Quelle della fame di torta e quelle della buona scorta di entusiasmo per affrontare un ultra-trail...










1 commento:

Fausto di Bio Correndo ha detto...

Ecco, un bel racconto dove emozioni e corsa si fondono. Come piace a me..