21 settembre 2012

L'orgoglio

Questa mattina, sotto l’effetto diluito dei messaggeri chimici - che ieri mi hanno umiliato con “tempi andati” negli scatti dei 400 metri – è riaffiorato “il pensiero”. Inaspettato, mi ha bloccato con la finestra aperta a respirare qualche minuto di grigio scuro e umido della strada deserta, pronta per essere “battuta” da una nuova corsa...

Dove inizia l’orgoglio d'essere umile? Il vizio d'essere virtuoso? Dove finisce quest’aria che mi chiede di riprovare a respirare con tutta la forza che mi rimane?

Hume sosteneva che l'orgoglio è una piacevole sensazione che nasce quando ci sentiamo soddisfatti per le nostre virtù; e l'umiltà è la sensazione opposta, quella che sopraggiunge quando siamo insoddisfatti per l'assenza di virtù.

Queste due passioni, orgoglio ed umiltà, hanno entrambe lo stesso oggetto che è l'io, o quella successione di impressioni di cui abbiamo intimamente consapevolezza. Dunque, è per l'idea che abbiamo di noi stessi che siamo sollevati dall'orgoglio o abbattuti dall'umiltà. Il nostro sperare o temere dipende più dalla stima che nutriamo di noi che da ciò che proviene dall'esterno, dall'imponderabile. E una stima corretta dipende dalla conoscenza delle nostre doti e delle nostre azioni, opere, risultati.

Nello sport, una voce motivante ci ripete che "non è importante vincere, ma impegnarsi a fondo", scoprire le qualità, osare. E assimilare quanto il “giusto orgoglio” sia un atto di giustizia verso se stessi. I latini usavano la parola decus per significare decoro, dignità e anche orgoglio (e sarà per questo che gli atleti migliori sono del cus).

Chi possiede dignità possiede anche orgoglio e consapevolezza di sé. Non cede e non è disposto a concedersi facilmente. Si lascia persuadere dai buoni ragionamenti, ma difficilmente si mette al seguito. Rifiuta di essere uno tra i tanti, ma non per forza è presuntuoso. Chi ha orgoglio ha forte il senso dell’onore.

Onore! E qui, in cima alla virtù, si osserva anche il crinale del vizio: vanità, arroganza e superbia sono terreni insidiosi. Bisogna scendere, con misura ed umiltà, per non perseguire cose che non sono alla giusta portata. E cercare di avere il senso delle proprie capacità e dei propri limiti. Sembra facile...

Solo entro questi confini, nello sport come nella vita, possiamo andare orgogliosi di noi, senza che ciò sia classificabile come vizio. Riconoscimento dell’essere, nessuna sottomissione per umiltà, nessuna idolatria (neppure religiosa).

Mi guardo in giro (giornali, web): c’è troppa vanità e poco orgoglio. Troppa apparenza e poca dignità. Vanagloria e degrado. Industriali e Politici tronfi senza orgoglio, devoti alla finanza e all’indifferenza, senza umiltà.
L’orgoglio è allora una virtù necessaria. E potrà essere paladina della dignità dell’uomo. Io vorrei essere orgoglioso d'essere italiano.




6 commenti:

Giuseppe ha detto...

E con orgoglio riscatterai al più presto il tempo dei 400. Mi raccomando con umiltà.

marianorun ha detto...

Eheh Giuseppe...

I 400 metri sono il mio territorio di fuga. E sapere che anche qui il tempo mi costringe all'umiltà... è un riscatto degli anni che intendo contestare! Con orgoglio!

kaiale ha detto...

l'umiltà alla base di tutto...a volta ci si riexe a volte no...
però persistere e crederci sempre fino in fondo.

Alessio

Anonimo ha detto...

Credo che l'umiltà nella vita come nello sport sia importante tanto quanto il giusto orgoglio...

Nei rapporti veri l'importante é credere, sentire, odorare l'essenza giusta...mettendo da parte, alcune volte, l'orgoglio.

Mosto selvatico

stoppre ha detto...

leggo sempre i tuoi post a boccaperta....

stoppre ha detto...

leggo sempre i tuoi post a boccaperta....